È stato inaugurato pochi giorni fa e sorge davanti alla casa in cui nacque Enzo Ferrari nel 1898: stiamo parlando nuova galleria espositiva del Museo Enzo Ferrari a Modena: il gigantesco ‘cofano giallo’ che avvolge uno spazio espositivo di 5000 metri quadri ed è stato progettato da Jan Kaplicky (scomparso nel 2009) e lo staff di architetti di “Future Systems“.
All’esterno il guscio di alluminio - leggero e sinuoso - e una struttura con pannelli di vetro isolante ad alto risparmio energetico ed elevata sostenibilità ambientale, progettata su principi di bioclimatica. All’interno, arredi modulari di colore bianco che ospitano oggetti, documenti, fotografie e schermi in un un allestimento flessibile che continua integrandosi con il centro di documentazione, lo spazio per la didattica museale, la conference room, il bookshop ed la caffetteria.
A prima vista somiglia a un contenitore per pizze da asporto molto ben disegnato. In realtà si tratta della nuova eco-scacchiera in cartone microonda disegnata da Andrea Vecera per Skitsch. Leggera e trasportabile Paperloo è al tempo stesso piano di gioco e scatola che contiene i trentadue pezzi.
Alfieri, fanti re e regine sono pre-tagliati al laser in due fogli di cartone di colore differente, pronti per essere montati a incastro. Per dare un’occhiata alla scacchiera di carta, azzardare qualche mossa e magari decidere di comprarla, avventuratevi verso lo store Skitsch di Milano.

Oggi vi parlo di un modo un po’ particolare di fare design, naturale quel tanto da far venire il dubbio se ci sia la mano dell’uomo o meno. Tutto ciò giusto perché questa materia non rimanga confinata a loft sofisticati, gallerie eccentriche, o -peggio- a poco utili oggetti d’arredamento.
Se nel leggere questo articolo vi siete chiesti come si faccia a far crescere del muschio a comando, con determinate forme e su precise superfici, eccovi di seguito le spiegazioni e il materiale necessario.
Prendete tre manciate di muschio e 700 ml di acqua calda, macinate in un frullatore (o a mano) il tutto, aggiungete un po’ di siero di latte (o yogurt, se non birra) e mescolate. Trasferite il composto in un secchio, e con un pennello intinto nello stesso dipingete su legno o pareti particolarmente porose. Ogni giorno spruzzate sulla parete dipinta un po’ d’acqua e ammirate crescere la vostra creazione.
L’augurio è che ognuno si sbizzarrisca dove e come voglia, così che giorno dopo giorno si possa vedere sempre più verde attorno a noi, specialmente in città. E poi -perché no- ognuno potrebbe condividere qui i link alle foto delle proprie creazioni, in una sempre crescente virtuosa condivisione.
Piccoli giardini che sembrano cresciuti spontaneamente nelle crepe dell’asfalto, tra un mattoncino e l’altro, sul ciglio della strada: i Pothole Gardens sono in realtà composizioni create all’occorrenza, micro-mondi temporanei e fatati che compaiono qui e lì per le strade della zona est di Londra.
Si tratta di azioni di guerrilla gardening, di un Pothole Gardener che denuncia così, in maniera poetica, le buche per le poco dissestate strade inglesi (immaginate che distesa di fiori servirebbe sul nostro asfalto martoriato…) e porta colore in giro per una città che è sì una delle metropoli più all’avanguardia del mondo, ma che ha sempre avuto un occhio di riguardo per giardini e bordure fiorite.

Una passione per le due ruote che si perde nella notte della sua carriera, quella di Philippe Starck. Il celebre designer francese, più volte immortalato con un giubbotto da motociclista, vanta infatti una lunga collaborazione con Aprilia, iniziata già nel 1992 con il prototipo dello scoter Lama. Per alcuni un progetto innovativo, per altri il più brutto lavoro mai firmato da Starck.
Il quale, però, ha deciso questa volta di occuparsi di un tema decisamente più sostenibile, in accordo coi tempi e con il bisogno crescente di mobilità verde che sta sempre più caratterizzando le metropoli europee. Nasce così la bicicletta che vedete sopra, commissionata da Peugeot nel quadro del srvizio Mu e destinata al nuovo servizio di bike sharing della città di Bordeaux. Vivace nei colori e corpulenta nella struttura (come al solito per dissuadere i ladri potenziali, che così non possono mimetizzarla), si distingue per una pedana, uguale a quella di un motorino, dove poggiare i piedi. Ma quando sarà possibile utilizzarla, visto che la bici non è elettrica e funziona, come da manuale, a pedali?
Via | Designboom
L’idea del bookcrossing nelle cabine telefoniche ha colpito molti di noi, probabilmente ci ha fatto riflettere sulla qualità della vita nelle nostre città. Magari qualcuno è andato oltre e si è soffermato a immaginare metropoli più vivibili, più civili, più verdi.
È sulla scia dell’entusiasmo che vi propongo quindi la serie di Wearable Planters, piccoli vasi per piantine succulente o dalle radici aeree da portare con sé ovunque. Ci sono le spille e i ciondoli da indossare, i contenitori magnetici, e soprattutto i vasi da bicicletta.
Immaginate una città in cui il traffico sia ecosostenibile, le biciclette il mezzo più diffuso, una piantina verde la vostra compagna di avventure, ben salda sulla canna della bici. Ok, questa è un’utopia, ma i Planter disegnati dalla statunitense Colleen Jordan sono una realtà ben affermata.
Disegnati digitalmente e stampati in 3D, sono fatti di nylon, colorati a mano e rivestiti con una pellicola idrorepellente e resistente ai raggi UV. Si acquistano su Etsy ma, visto il successo, ci potrebbe volere un po’ di tempo per averne uno a casa.
Il ponte vivente di Meghalayas si trova nell’omonima foresta pluviale, in India. Si tratta di un vero e proprio ponte che collega più di due zone sospese sopra un fiume che per sua natura è soggetto a impetuose piene. È in grado di sostenere il passaggio contemporaneo di una cinquantina di uomini, ed è destinato solo a fortificarsi nel tempo.
Ancora una volta è interessante spingersi fino ai confini di cosa sia e cosa possa essere il design. In questo caso è stimolante portare all’estremo il discorso, fino quasi a pensare che non ve ne sia di design, quando invece è evidente -anche se non nell’immediato- come il ponte di Meghalayas ne sia uno dei più autorevoli esempi.
Le ragioni dell’eccellenza di Meghalayas sono ovvie: materiali impiegati, metodi costruttivi, sostenibilità, funzionalità, fruibilità e ancora oltre, fino a esaurire tutte le categorie di cui un buon progettista deve tenere conto. Ciò che risulta da una corretta analisi è che l’ideale è di impiegare il minor numero di cose, perché nel design si può fare a meno di tutto, anche della ricerca più avanzata, perché l’unica cosa che serva è la forma pensata.

Nuova sfida per gli architetti e i progettisti Hartl Haus, specialista delle case prefabbricate e pioniere nella costruzione di abitazioni eco-sostenibili.
Con Energy X, la casa prefabbricata è a basso consumo energetico, ma è anche caratterizzata da design innovativo e massima attenzione nei confronti dell’ambiente e del comfort abitativo.
La filosofia costruttiva di Hartl Haus strizza l’occhio al futuro della progettazione, basandosi su tre principi: l’utilizzo di materiali naturali e rinnovabili, lo studio di un’architettura ad hoc per sfruttare al meglio le risorse naturali e l’implementazione di soluzioni tecnologiche innovative per il risparmio energetico.
Energy X è un’abitazione di grande impatto visivo: minimalista e ultramoderna, la casa prefabbricata firmata Hartl Haus si contraddistingue per l’estrema attenzione dei dettagli, sia indoor che outdoor.
I 164,16 m2 di spazio abitabile sono suddivisi su due piani, caratterizzati da massima luminosità.
Il piano terra è occupato per metà dalla zona living, con ampio soggiorno e cucina.
Il corridoio, con una particolare porta in vetro che assicura la grande luminosità, separa la zona giorno da un’altra stanza, che può essere utilizzata come studio ma anche come camera per gli ospiti, in quanto dotata di bagno supplementare.
Al piano superiore si trova la zona notte con una camera matrimoniale, due camere da letto per i bambini e un comodo bagno.
Come tutte le case prefabbricate Hartl Haus, il modello Energy X è interamente personalizzabile in base alle specifiche esigenze e ai gusti estetici personali.
Avete mai provato a cercare con Google la parola Fox (ovviamente lo stesso non vale per l’italiano volpe)? Il graphic designer francese Nicolas Molès facendolo ha scoperto che non c’è traccia di animali nella lista dei risultati, soppiantati da network televisivi, modelle e brand vari.
Il suo impegno ambientalista lo ha portato quindi a lanciare What the Fox!, una campagna per “ripopolare” il web di volpi, cercando di scalare posizioni su Google e migliorare così il letteralmente il pagerank di un animale in estinzione.
A sostegno della sua causa ha lanciato una serie di illustrazioni che mostrano la sua volpe alle prese con loghi e colossi del web, con umorismo e intelligenza. Nel frattempo, poiché le volpi non scompaiono solo dal web, What the Fox! supporta il WWF. Volete aiutarlo a migliorare il suo ranking?

Ideato da Aliki Rovithi e Foant Asour, i due nomi che hanno fondato lo studio DEDE (DextrousDesign) ad Atene, questo “Wedding Stool” è uno sgabello ispirato agli anelli nuziali sia nella linea che nel connubio di legno e metallo: i due materiali utilizzati. Facile da trasportare proprio grazie alla sua forma, può anche dare vita a numerose combinazioni.
La parte metallica infatti, è semplice da rimuovere e sostituire: viene aggiunta a incastro e può essere richiesta in diverse colorazioni. Divertente, accattivante e sostenibile (il tutto è in compensato ed alluminio), lo “Wedding Stool” è stato presentato quest’anno al Salone Satellite di Milano ed è ancora un concept.