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Design sostenibile

Il ponte vivente di Meghalayas, ai confini del design più estremo

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Eco design Installazioni Outsider Design sostenibile


Il ponte vivente di Meghalayas si trova nell’omonima foresta pluviale, in India. Si tratta di un vero e proprio ponte che collega più di due zone sospese sopra un fiume che per sua natura è soggetto a impetuose piene. È in grado di sostenere il passaggio contemporaneo di una cinquantina di uomini, ed è destinato solo a fortificarsi nel tempo.

Ancora una volta è interessante spingersi fino ai confini di cosa sia e cosa possa essere il design. In questo caso è stimolante portare all’estremo il discorso, fino quasi a pensare che non ve ne sia di design, quando invece è evidente -anche se non nell’immediato- come il ponte di Meghalayas ne sia uno dei più autorevoli esempi.

Le ragioni dell’eccellenza di Meghalayas sono ovvie: materiali impiegati, metodi costruttivi, sostenibilità, funzionalità, fruibilità e ancora oltre, fino a esaurire tutte le categorie di cui un buon progettista deve tenere conto. Ciò che risulta da una corretta analisi è che l’ideale è di impiegare il minor numero di cose, perché nel design si può fare a meno di tutto, anche della ricerca più avanzata, perché l’unica cosa che serva è la forma pensata.

Energy X, la casa prefabbricata attenta all’ambiente firmata Hartl Haus

pubblicato da Bullberry in: Eco design Design sostenibile



Nuova sfida per gli architetti e i progettisti Hartl Haus, specialista delle case prefabbricate e pioniere nella costruzione di abitazioni eco-sostenibili.
Con Energy X, la casa prefabbricata è a basso consumo energetico, ma è anche caratterizzata da design innovativo e massima attenzione nei confronti dell’ambiente e del comfort abitativo.
La filosofia costruttiva di Hartl Haus strizza l’occhio al futuro della progettazione, basandosi su tre principi: l’utilizzo di materiali naturali e rinnovabili, lo studio di un’architettura ad hoc per sfruttare al meglio le risorse naturali e l’implementazione di soluzioni tecnologiche innovative per il risparmio energetico.

Energy X è un’abitazione di grande impatto visivo: minimalista e ultramoderna, la casa prefabbricata firmata Hartl Haus si contraddistingue per l’estrema attenzione dei dettagli, sia indoor che outdoor.
I 164,16 m2 di spazio abitabile sono suddivisi su due piani, caratterizzati da massima luminosità.

Il piano terra è occupato per metà dalla zona living, con ampio soggiorno e cucina.
Il corridoio, con una particolare porta in vetro che assicura la grande luminosità, separa la zona giorno da un’altra stanza, che può essere utilizzata come studio ma anche come camera per gli ospiti, in quanto dotata di bagno supplementare.
Al piano superiore si trova la zona notte con una camera matrimoniale, due camere da letto per i bambini e un comodo bagno.
Come tutte le case prefabbricate Hartl Haus, il modello Energy X è interamente personalizzabile in base alle specifiche esigenze e ai gusti estetici personali.

What the Fox! Una volpe lotta per la conservazione della specie in rete

pubblicato da Cut-tv*e in: Illustrazione Design sostenibile

What the Fox!

Avete mai provato a cercare con Google la parola Fox (ovviamente lo stesso non vale per l’italiano volpe)? Il graphic designer francese Nicolas Molès facendolo ha scoperto che non c’è traccia di animali nella lista dei risultati, soppiantati da network televisivi, modelle e brand vari.

Il suo impegno ambientalista lo ha portato quindi a lanciare What the Fox!, una campagna per “ripopolare” il web di volpi, cercando di scalare posizioni su Google e migliorare così il letteralmente il pagerank di un animale in estinzione.

A sostegno della sua causa ha lanciato una serie di illustrazioni che mostrano la sua volpe alle prese con loghi e colossi del web, con umorismo e intelligenza. Nel frattempo, poiché le volpi non scompaiono solo dal web, What the Fox! supporta il WWF. Volete aiutarlo a migliorare il suo ranking?

What the Fox!
What the Fox! What the Fox! What the Fox! What the Fox!

"The Wedding Stool": lo sgabello di DEDE DextrousDesign

pubblicato da intweetion in: Designer Complementi d'arredo Arredamento Design sostenibile

"The Wedding Stool": lo sgabello di DEDE DextrousDesign

Ideato da Aliki Rovithi e Foant Asour, i due nomi che hanno fondato lo studio DEDE (DextrousDesign) ad Atene, questo “Wedding Stool” è uno sgabello ispirato agli anelli nuziali sia nella linea che nel connubio di legno e metallo: i due materiali utilizzati. Facile da trasportare proprio grazie alla sua forma, può anche dare vita a numerose combinazioni.

La parte metallica infatti, è semplice da rimuovere e sostituire: viene aggiunta a incastro e può essere richiesta in diverse colorazioni. Divertente, accattivante e sostenibile (il tutto è in compensato ed alluminio), lo “Wedding Stool” è stato presentato quest’anno al Salone Satellite di Milano ed è ancora un concept.

The Wedding Stool è lo sgabello di DEDE DextrousDesignThe Wedding Stool è lo sgabello di DEDE DextrousDesignThe Wedding Stool è lo sgabello di DEDE DextrousDesignThe Wedding Stool è lo sgabello di DEDE DextrousDesign

GardenRug, il tappeto organico di Pia Wustenberg

pubblicato da Cut-tv*e in: Arredamento Design sostenibile

Pia Wustenberg

Spesso il design contemporaneo si interroga su come portare il verde in interni, immaginando pareti verdi autosufficienti, ecosistemi sotto vetro oppure orti da cucina. La designer tedesca con base a Londra Pia Wustenberg progetta oggetti, romantici e un po’ provocatori, che sappiano portare la vita vegetale anche in salotto.

GardenRug ad esempio è un tappeto (in realtà più un sottile materasso in stile tatami) in materiale organico, dentro cui sono state cucite delle spore per far crescere del muschio, a formare ordinatamente dei disegni floreali. IndoorFarming invece, è una serie sperimentale di sedute costruite intorno a vasi di piante rampicanti, le cui strutture servono da sostegno per rami e fioriture, che prospereranno soprattutto in ambienti umidi…

Pia Wustenberg
Pia Wustenberg Pia Wustenberg Pia Wustenberg Pia Wustenberg

"Dustbin": pattumiera, spazzola e paletta per la raccolta dei rifiuti, in un unico oggetto

pubblicato da intweetion in: Accessori Designer Design sostenibile

Brendan Ravenhill è noto per realizzare prodotti molto semplici e senza fronzoli, che estremizzano la funzionalità rivisitando oggetti di uso comune e regalandogli spesso una robustezza ulteriore per farli durare più a lungo nel tempo. Non fa eccezione questa “Dubstin”: una pattumiera per la raccolta dei rifiuti che integra una paletta e una spazzola per la pulizia delle superfici.

La paletta funge anche da coperchio, mentre la spazzola aderisce al lato tramite un magnete. Ravenhill, fervente sostenitore delle aziende locali, ha scelto di effettuare tutta la produzione a Los Angeles. Ha quindi consegnato il suo concept alla Angell and Giroux (una ditta che produce oggetti di metallo dal 1942), mentre le setole della spazzola sono state commissionate alla Gordon Brush (altra azienda della città), che le produce abitualmente per il “Jet Propulsion Laboratory” della NASA. Il prezzo finale è un po’ alto (160 dollari), ma come dice lo stesso designer: “Dubstin non è economica, ma è costruita per durare”.

The Microbial Home, da Philips una macchina domestica che abbatte gli scarti e produce energia

pubblicato da Giulia Zappa in: Aziende Design sostenibile

Microbial Home Philips in scena alla Dutch Design Week

All’ultima Dutch Design Week, in corso ad Eindhoven fino al 30 ottobre, Philips ha presentato un progetto collaterale destinato a sperimentare nuove funzionalità abitative ad alto tasso di sostenibilità. L’obiettivo è quello di dare vita ad una macchina domestica basata su un sistema energetico rinnovabile e a costo zero che si mette in moto proprio grazie alla gestione degli sprechi di tutti i suoi componenti.

Ma come funziona in concreto questa The Microbial Home? Per farvi un esempio, il Bio-Digester converte in metano gli scarti solidi del bagno (sì, proprio quelli) e gli scarti organici della cucina. L’energia, tutta naturale, viene fatta interagire con alcuni batteri che, compostati, alimentano la lampada Bio Light. Ancora, Paternoster processa il packaging in plastica mediante l’azione di un organismo micotico, mentre The Larder ci permette di conservare la verdura senza ricorrere ad un frigorifero grazie ad una gestione ripensata dei meccanismi di evaporazione.

Il processo è affascinante, anche se decisamente destabilizzante rispetto alle nostre abitudini correnti. E del resto con un po’ di cinismo non possiamo non chiederci: si tratta di una sofisticata forma di green washing o di una nuova frontiera del design di domani? Da Philips la risposta arriva molto chiara:

“Designers have an obligation to understand the urgency of the situation, and translate humanity’s needs into solutions. Energy-saving light bulbs will only take us so far. We need to push ourselves to rethink domestic appliances entirely, to rethink how homes consume energy, and how entire communities can pool resources”

dice Clive van Heerden, Senior Director di Design-led Innovation a Philips Design. Possiamo dargli torto?

Via | Mocoloco

Microbial Home Philips in scena alla Dutch Design Week

Microbial Home Philips in scena alla Dutch Design WeekMicrobial Home Philips in scena alla Dutch Design WeekMicrobial Home Philips in scena alla Dutch Design Week

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Volcanic Casing, lo scaldino rivisitato finalista al Prix Emile Hermès

pubblicato da Giulia Zappa in: Young designer Design sostenibile

Volcaninc Casing

Per quelli tra voi che credono che l’elettronica non sia sempre la tecnologia ultima e definitiva. E che il low-tech possa rivelarsi in certi casi ben più utile e flessibile di dispositivi più complessi, almeno da un punto di vista progettuale e produttivo.

Il giovane designer francese Jeremy Murier ha riprogettato qualcosa che va nella direzione del vecchio “scaldino” della nonna, qui sublimato grazie ad una veste formale particolarmente elegante: in Volcanic Casing, l’anima in pietra lavica può essere avvicinata ad un fuoco, sia alla fiamma di un falò che quella a di un caminetto, così da trattenerne il calore; una volta inserita dentro il suo fodero di quercia, potrà scaldarvi tra le coperte per ore e ore. Un po’ come una borsa dell’acqua calda, ma più bella e a bassissimo impatto ambientale.

Il progetto è tra i finalisti del Prix Emile Hermès 2011, quest’anno ispirato al tema Heat, Me-Heat, Re-heat.

Via | Not Cot

Volcaninc Casing

Volcaninc CasingVolcaninc CasingVolcaninc CasingVolcaninc Casing

Rifugi per gli uccelli come scarpe appese ai fili elettrici

pubblicato da Cut-tv*e in: Installazioni Design sostenibile

The Birdhouse Project di Christian Bermudez

Sapete di quelle scarpe da ginnastica appese per i lacci ai fili della luce in giro per il mondo? Lo Shoe Graffiti è un fenomeno che ha solleticato tante interpretazioni e intorno al quale sono nate leggende metropolitane di ogni tipo: le scarpe segnalerebbero punti di spaccio, delimiterebbero i territori di bande criminali, testimonierebbero atti di bullismo o la perdita della verginità.

Ma avete mai pensato che potessero diventare involontari rifugi per gli uccelli? Il norvegese Christian Bermudez, artista, designer e videomaker, sì e ha così realizzato delle “stazioni di sosta” per uccelli migratori (la Balia Nera, o Ficedula hypoleuca, che da aprile a settembre transita nei cieli norvegesi) a forma di scarpe.

Una ricerca attenta su materiali, strategie e luoghi in cui posizionarle, ha portato alla realizzazione di The Birdhouse Project, che ha coniugato felicemente intenti ecologici, design, scienza e tecnologia (intorno alle scarpe sono state posizionate micro webcam) per una riflessione sul rapporto tra natura e territorio urbano.

The Birdhouse Project di Christian Bermudez
The Birdhouse Project di Christian Bermudez The Birdhouse Project di Christian Bermudez The Birdhouse Project di Christian Bermudez The Birdhouse Project di Christian Bermudez

The Birdhouse Project di Christian Bermudez The Birdhouse Project di Christian Bermudez The Birdhouse Project di Christian Bermudez The Birdhouse Project di Christian Bermudez

La segnaletica in cartone di Isidro Ferrer per il padiglione spagnolo allo Shanghai World Expo

pubblicato da intweetion in: Eco design Comunicazione Installazioni Design sostenibile

La segnaletica in cartone di Isidro Ferrer

Perché non provare ad applicare le regole della sostenibilità ecologica anche a elementi di arredo e design che siamo abituati a identificare con i soliti materiali? Il tentativo in questione è opera di Isidro Ferrer, designer spagnolo che, insieme al valenziano Paul Alabau e allo studio Versus di Zaragoza, ha realizzato questa segnaletica per il padiglione iberico allo Shanghai World Expo dello scorso anno.

Lettere e simboli sono in spagnolo, cinese e inglese e sono stati scritti sia in rilievo tridimensionale che incidendoli nello spessore del supporto. Il risultato è decisamente valido, tanto da far dimenticare completamente l’aria ‘amatoriale’ e DIY che spesso hanno i lavori in cartone. Tutto riciclabile - e riciclato, ovviamente - alla fine della manifestazione.

La segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro FerrerLa segnaletica in cartone di Isidro Ferrer