Quanti di voi non potendosi permettere una sedia di Charles Rennie Mackintosh o una poltrona Vitra hanno acquistato una miniatura, appagando anche solo idealmente il desiderio di possesso di un oggetto? A giudicare dal successo di queste iniziative commerciali, molti.
Il numero di collezionisti di design in miniatura sembra in crescita: mobili, accessori e naturalmente case. Negli shop dei musei, nei negozi online e naturalmente su Ebay si comprano e si vendono architetture moderniste, divani di Karim Rashid a dimensione Barbie e interi salotti in stile svedese.
Tra le magioni più richieste ci sono piccoli capolavori originali come The Kaleidoscope House, disegnata dagli americani Peter Wheelwright e Laurie Simmons, o riproduzioni fedeli di celebri ville realmente esistenti come l’Arne Jacobsen Dollhouse, copia della residenza del famoso architetto a Charlottenlund. Insomma, c’è qualche collezionista tra di voi? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti!
Foto | Flickr
Indovinello: “parla, cammina e risponde ma non è un uomo”. Si tratterà forse di un robot umanoide? Beh, avete indovinato. Palro (pal + robot), ultimo nato in casa Fujisoft (in Giappone, naturalmente), è un piccolo automa dotato di funzioni tecnologiche equiparabili ad un comune netbook: processore da 1.6 GHZ, 1GB di Ram, una videocamera-occhio da 3 Mpx, microfoni, speaker (grazie ad un software di riconoscimento vocale il robot può rispondere a facili comandi), un display LED sulla testa e sul petto. Il tutto in 40 cm e 1,5 kg.
Niente male anche la mobilità . Alle 20 giunture dislocate tra braccia, capo, busto e gambe si aggiungono sensori avanzati di distanza, posizione e pressione, che permettono a Palro un’agile camminata in stile “moonwalk”. Il lancio sul mercato è previsto per il 15 marzo, mentre il prezzo al pubblico dovrebbe aggirarsi sui 3300 dollari. Solo 100, per ora, gli esemplari destinati alla produzione.
Via | Designboom
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Il Monopoli si aggiorna un po’. Senza rivedere le regole del gioco, ma optando per un piccolo restyling in grado di riallinearlo ai tempi che corrono. 75 anni di immutato design, infatti, non sono pochi neanche per il re dei giochi da tavola!
Nella nuova versione, la storica forma quadrata viene rimpiazzata da una circolare, mentre le banconote sono sostituite da carte di debito in plastica. Il nuovo gioco sarà disponibile a partire dall’autunno 2010.
Via | Picocool
Singapore è un posto piccolo dove succedono un sacco di cose. Capita, infatti, che per supplire alla mancanza di location per eventi (con soli 699 km2 di territorio in effetti si fa presto!), a qualcuno venga in mente l’idea di allestire un catwalk negli spazi di un ex carcere abbandonato.
Lo spunto, fatto proprio dal marchio Calvin Klein, ha dato vita una settimana fa alla sfilata di presentazione della collezione primavera estate 2010, definita dal direttore artistico Kevin Carragan come un’inedita “fashion experience”.
Non impossibile la conversione dello spazio, grazie alla naturale strutturazione a navata del braccio della prigione e grazie all’uso sapiente delle luci, in grado di risvegliare un’anima glamour prima completamente sopita. Dalle stalle alle stelle.
Via | Blankanvas
Michelle Lam è una giovanissima designer di origini cinesi che come progetto finale per il suo diploma ha disegnato Graphos Playing Cards, un mazzo di carte da gioco francesi dedicato alla tipografia in ogni sua declinazione.
Ogni carta è disegnata con uno stile particolare e porta su di sé un’informazione, sulla storia della tipografia, sulla classificazione, caratteri, grazie e qualsiasi altra curiosità possa costituire un bagaglio di conoscenze base sull’argomento.
Una specie di Bignami del lettering, un concentrato di informazioni rilasciate in maniera giocosa. Ideale per chi di solito si annoia a morte durante il gioco e puntualmente si astrae fissando senza espressione le proprie carte.
Via | Design-fetish
Graphos Playing Cards, il mazzo di carte tipografico di Michelle Lam
Quante fenomenologie può avere la lampada di Aladino? In questo caso ne abbiamo trovata una culturalmente ibrida, visto che il grande genio è stato scomodato addirittura dal Giappone per dare il nome ad una nuova linea di sake.
I desideri si esprimono alzando un po’ il gomito? Chissà . C’è da dire, però, che la raffinatezza giapponese del packaging non si scompone neanche di fronte a gradi alcolici elevati.
Via | The Dieline
Che pazienza. Per dare maggiore personalità alla loro cucina Ikea, il duo Munchausen, alias i parigini Simon Pillard e Philippe Rosetti, hanno ricoperto il loro bancone isola con 20.000 pezzetti di Lego. La soluzione, un vero e proprio tocco di colore, si lega con altri artwork disseminati per casa sempre realizzati con i fantomatici mattoncini in plastica.
Pillard e Rossetti, oltre a lavorare come fashion designer, fannno parte del team creativo del marchio di abbigliamento francese Commune de Paris.
“Only stupids can be truly brilliant”. Questo, più o meno, il senso del nuovo “manifesto pubblicitario” appena lanciato dal marchio italiano di streetware Diesel. Un’esortazione, quella dell’azienda di Renzo Rosso, a rivalutare la stupidità nei suoi aspetti positivi, tra cui l’inclinazione al coraggio che accomuna coloro che si dimostrano meno riflessivi ma più inclini a buttarsi nella mischia. Più creativi, dunque, per azioni anticonvenzionali.
La campagna Be Stupid, curata dall’agenzia Anomaly, trova il suo momento più divertente nel “Be Stupid: Recruiting”, una sorta di ingaggio del cretino riservato all’autocandidatura di toccatelli e creativi (confine labile da valutare secondo parametri molto personali!). Dopo il salto, un’immagine dai manifesti pubblicitari, forse un po’ meno patinati (o più istintivi e più quindi più stupidi?) di quanto ci ricordassimo nelle precedenti edizioni.
Via | Creative Review
Continua a leggere: Be stupid, il manifesto pro-stupidità di Diesel
Vi è mai passato per la mente di rivivere sulla vostra pelle il freddo di un inverno polacco? Magari addirittura il più freddo registrato negli ultimi decenni? Ne dubito. Scommetto, però, che se vi trovaste di fronte ad una macchina del tempo in grado di catapultarvici solo per qualche minuto sareste pronti a fare una prova.
Sensorama, l’installazione creata dallo studio polacco di design Centrala, vi permette di vivere questa anomala esperienza. L’idea, bizzarra ma affascinante, è quella di costruire una macchina in grado di restituire la percezione del freddo dell’inverno del ‘79, il più gelido di tutti i tempi.
Infilando la testa in un apposito buco, l’utente spettatore può visualizzare immagini legate ad un ambiente ghiacciato e avvertire le sensazioni scaturite da temperatura, suoni, odori e qualità dell’aria polare. Il lavoro è stato presentato la scorsa estate al Blue Festival di Jaffa, in Israele. Forse il caldo torrido avrà reso l’esperienza più allettante?
Via | Designboom
Quante canzoni ha scritto Ringo Starr? John Lennon era davvero più famoso di Gesù? Che legame c’è tra I’m the Warlus e Glass Onion? Charting The Beatles è un progetto aperto e collaborativo iniziato dal graphic designer Michael Deal per trasformare in infografica ogni tipo di informazione sul quartetto di Liverpool.
Molte sono le soluzioni grafiche interessanti, Michael Deal sceglie un equilibrio visivamente efficace tra rigore delle forme e colori pop e, data l’adorazione che il web ha tuttora per i FabFour, non c’è da dubitare sul successo che avrà l’iniziativa, a cui per ora è stata dedicata una pool su Flickr.
Via | Brainpickings.org