Digitals from Chris Crutchfield on Vimeo.
Il videomaker californiano Chris Crutchfield in un breve e divertente video racconta, attraverso un serrato lavoro di montaggio, lo stress conseguente a un vero e proprio attacco incrociato da parte di diversi social media e al loro sovrapporsi alla vita reale: cosa accade quando arrivano nello stesso momento una email, un sms, un messaggio su Facebook, due tweets e una telefonata?
Si può rimanere vittime di un sovraccarico di informazioni a cui il nostro corpo risponde con una totale e angosciosa impasse che può farci sfuggire le occasioni realmente importanti nella vita. Con molta ironia Crutchfield crea con Digitals un vero e proprio loop, una sorta di musical in due minuti utilizzando tra l’altro i veri suoni di alert di un Mac e di un iPhone nel remix audio che è diventata una suoneria per iPhone scaricabile da questi link.
No, non parliamo di piedi a mollo nell’acqua del temporale o intirizziti dalla neve ghiacciata. Al contrario, evochiamo un mondo lontano, mai come in questi giorni agli antipodi con il suo tepore e la sua tropicalità.
Nessuna sensazione sgradevole, insomma, per questo Waterfall Restaurant inaugurato nella cittadina di Escudero, nelle Filippine. Il ristorante, una formula semplice che non stupisce per la raffinatezza del suo arredamento, quanto per la spontaneità gioiosa del suo layout, che lo rende prossimo ad una festa di paese, è stato organizzato letteralmente ai piedi di una cascata, dando vita ad uno spazio senza barriere tra lo scorrere del fiume e i tavoli deputati alla consumazione del cibo.
I clienti mangiano infatti con l’acqua che gli arriva ai polpacci, e prima dello spuntino, stando alle foto, si possono stendere sul letto del fiume per godersi un po’ di refrigerio e relax. Intorno, vegetazione lussureggiante che si sposa al rumore dell’acqua in caduta libera (occhio a non scivolare, però!).
Via | b for bel

Chimere semantiche è uno dei progetti realizzati da Alessio Sabbadini, giovane designer. Si tratta di una serie di illustrazioni che gioca tanto con le forme quanto con le parole, inventando divertenti e delicate creature, vere e proprie fusioni dell’immaginario collettivo che danno vita a ogni sorta di personaggi.
Tutto parte dai modi di dire, come “qui gatta ci cova”, che diviene “qui gatta cicogna”, presentando un gatto con becco e lunghe zampe; o da nomi che ben si prestano a metamorfosi, come la crasi tra coccodrillo e grillo, che dà vita al coccogrillo, un essere pronto a saltare e a sbranare.
Un po’ Calvino, un po’ Rodari, le intuizioni linguistiche di Alessio lo rendono un grafico anche un po’ Munari e un po’ Komagata, dimostrazione ultima ma non finale del carattere profondamente ludico a cui la grafica si presta, avvalendosi volentieri della sorella linguistica.
Alessio Sabbadini è un designer di 27 anni dedito alla progettazione grafica. Laureato in Communication Design al Politecnico di Milano ha avuto modo di sperimentare molte espressioni del design, come ogni buon grafico, giostrandosi tra marchi aziendali, manifesti, libri, siti web, spot e campagne sociali. Nota di merito alla sua disponibilità per fare due chiacchiere con lui: per un confronto, per crescere, e se ci scappa anche per un lavoro.

I supereroi stanno sempre più tornando di moda, ovviamente rivisti e corretti alla luce dei tempi moderni, tanto che proprio di recente lo abbiamo detto menzionando le pitture di Andreas Englund. Ma dalle pitture passiamo alle foto, quelle di Sacha Goldberger, che dietro la loro dolce ironia nascondono una storia dentro la Storia: quella di una nonna depressa, che però al tempo della Seconda Guerra Mondiale è stata una vera eroina.
Ieri era il Giorno della Memoria, ma ricorrenze a parte, non si può mai smettere di ricordare, e non c’è un giorno o un’età in cui si possa smettere di rammentare certe atrocità, proprio come è successo a Frederika, nonna ultra novantenne di Sacha.
Sacha Goldberger, fotografo e nipote della signora Frederika, si è trovato indirettamente a che fare con gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, e con un’altra bruttezza: la depressione di sua nonna. La allora giovane donna, una ragazzina ungherese di origine poi trasferitasi in Francia, è scampata alla macchina del nazismo, salvando oltretutto diverse vite di ebrei, nascondendoli di volta in volta in luoghi diversi.
Continua a leggere: Sacha Goldberger: le foto della nonna eroina ai tempi del nazismo

Shake è uno dei diversi progetti fotografici di Carli Davidson: una serie di scatti che sanno davvero immortalare l’attimo, esattamente quello divertente e sconcertante in cui cani o gatti si scuotono per scrollarsi di dosso un po’ d’acqua, un insetto o anche solo dell’aria. I musi immortalati sono strepitosi, in un contorcersi e arricciarsi di pelle, labbra e orecchie che li fa assomigliare a mostri, più che a teneri cuccioli quali sono.
Un risultato come Shake, originale e ben fatto, può avvenire solo dall’unione di due passioni: la fotografia e gli animali. Infatti Carli non solo è una fotografa riconosciuta a livello internazionale, ma è anche una domatrice esperta e custode. Non a caso è fotografa freelance per lo zoo dell’Oregon.
Carli spiega che molti dei suoi scatti sono ottenuti giocando con i suoi soggetti, rotolandosi a terra, facendoli divertire di fronte alla macchina fotografica. Chissà che non siano più obbedienti ed espressivi di tanti altri modelli.
Le sue passioni le sono valse parecchie pubblicazioni nazionali e internazionali su riviste di settore e siti: Vanity Fair, The New York Times, Bbc, Huffington Post, The Daily Beast, Photo District News e ABC World News, nonché l’insegnamento in diverse scuole.

Ha più di cento anni, è vivente, e il National Academy Museum di New York gli ha dedicato una mostra. Si tratta del pittore americano Will Barnet, con una carriera alle spalle di 80 anni iniziata nel 1930, che lo vede ancora oggi passare ore sulle tele, desideroso di sperimentare. Tuttavia non pare essere molto conosciuto nel panorama artistico italiano.
Merita attenzione invece la testimonianza di quest’uomo, che dipinge animali e figure umane spesso immerse nelle più disparate realtà quotidiane, ma con un riconoscibile stile di sospensione del tempo e dell’atmosfera, con sguardi e pensieri rivolti altrove.
In Will Barnet sembrano trovare rifugio e sintesi i più grandi artisti e movimenti d’arte e design sviluppatisi a cavallo tra ‘800 e ‘900: Gauguin, Picasso, Schiele, Klimt, Lautrec, Degas, incisioni e pitture giapponesi, e tutta l’Art Nouveau a cui oggi dobbiamo riconoscere le radici del design.
La longevità di Barnet sarà sicuramente un ponte con il passato che ancora oggi si rende protagonista, ma chissà se in questo momento stiamo artisticamente e progettisticamente realizzando qualcosa che nel tempo avrà il merito di durare, essere citata e presa a esempio.

Lo stato di abbandono della vecchia ferrovia che collegava Albissola e Celle Ligure imperversava da circa 40 anni; ma i lavori recentemente eseguiti per riqualificarla e trasformarla in un luogo affascinante, funzionale e in ogni caso in armonia con la natura circostante hanno portato a un risultato lodevole.
Progettata dal 3S Studio la Pubblic Promenade è riuscita in diversi intenti: dare continuità ai percorsi pedonali, invogliare la gente ad utilizzarli, non creare discontinuità con l’importante paesaggio di contesto (in questo caso il mare, che offre una scenografia senza pari), utilizzare materiali a basso impatto ambientale.
Ora l’ex galleria ferroviaria è una sorta di galleria d’arte per mostre temporanee, rivestita con pannelli in acciaio Corten, mentre la passeggiata esterna può godere di tutto il fascino del panorama marino.
Anche l’uso dell’illuminazione contribuisce a rendere suggestivo questo progetto che ha sicuramente riqualificato una zona altrimenti irrecuperabile. Su Inhabitat altre immagini della passeggiata.
Resolutions For Good from TBD on Vimeo.
Siamo all’inizio dell’anno e molti di noi sono ancora alle prese con i buoni propositi che ci siamo ripromessi di mettere in pratica nei mesi a venire. Ma come far sì che il tenere fede alle nostre intenzioni non sia, come spesso accade, soltamente una chimera?
Ad aiutarci ci pensa un sito, Resolutions For Good, pensato per mettere nero su bianco gli impegni che ci siamo presi ma soprattutto per ribaltare la prospettiva più usuale con cui siamo soliti prenderli: non qualcosa che facciamo per noi, ma una buona azione che indirizziamo agli altri.
In un form dedicato, è infatti possibile indicare la persona a cui dedichiamo il nostro proposito, la sua mail, e il messaggio con cui specifichiamo cosa ci ripromettiamo di fare per lui/lei. Tutti i messaggi postati, poi, restano sulla bacheca pubblica del sito, permettendo a tutti gli utenti di leggere tutte le buone azioni che la community ha deciso di scambiarsi.
Via | Swiss Miss
Amo le vecchie foto. Ammetto di essere una fotografa ficcanaso. Appena metto piede in case altrui, comincio a fiutarle. Molti di noi sono affascinati dal loro look retrò, ma per me è molto più interessante immaginare come starebbe la gente se le ricostruissero oggi… Qualche mese fa ho deciso di fare davvero così. Allora, con la mia macchina fotografica, ho iniziato a invitare le persone a tornare al loro futuro.
Probabilmente vi sarà capitato in giro di vedere qualche esempio di foto accoppiate, apparentemente simili, ma con la sostanziale differenza che i soggetti a sinistra siano più giovani di circa una ventina d’anni, pur tuttavia conservando forti somiglianze con quelli di destra.
La creatrice di questo progetto, chiamato giustamente Back to the Future, è Irina Wening, fotografa di Buenos Aires, che come lei stessa dice ha voluto ricreare gli stessi contesti degli anni passati, con gli stessi soggetti, solo un po’ più cresciuti. È anche possibile andare su questo sito e provvedere da sé a caricare le foto.
Gli effetti che si hanno dei lavori di Irina sono tutti molto delicati e simpatici, perché è impossibile non provare tenerezza e simpatia vedendo dei bambini a sinistra, e gli stessi a destra, ma in pose ormai assurde e improbabili. Particolarmente toccante è la foto di quel bambino che a sinistra piccona un famoso muro, e a destra si ritrova una ventina di anni più tardi solo di fronte alla targa di quel muro.

La Repubblica.it ha dato notizia di una giovane e anonima blogger che sul suo blog, copertinedilibri.wordpress.com, raccoglie e mette alla berlina tutti quelle pubblicazioni editoriali che mostrano copertine di dubbia creatività, ovvero uguali a quelle di altri libri, magari anche incentivate dal titolo simile.
È il caso di Filosofia dell’amore di Georg Simmel, e di Il volto dell’amore di Flavio Caroli, riportanti entrambe un particolare de Il bacio, di Klimt. Davvero poca fantasia, o quanto meno poco tatto: chissà come si sarà sentito escluso Hayez che pure -banalità per banalità- non è da meno, e invece poteva essere preso in considerazione.
A sentire la blogger, o la investigatrice di copertine di libri, come si autodefinisce colei che è più che lecito pensare che sia una libraia, il fenomeno è estremamente vario e diffuso, oltre che trasversale a prescindere dalla casa editrice.
Oltre alla notizia però mi premeva porre la questione come riflessione, specialmente in questo concistoro del design, tutta ruotante attorno a una semplice domanda: perché? Perché questo fenomeno? Perché nonostante gli importanti nomi delle case editrici e gli altisonanti nomi degli autori? Perché il reparto grafico è invitato a mantenere un profilo basso? Davvero per mancanza di fantasia? Perché e come è possibile che si diffonda pacificamente un vizio tale? Perché a discapito dei tanti creativi? Insomma… perché? Voi che ne pensate?