Lo sapevate? Pino in finlandese non è né il diminutivo di un nome proprio, né il nome di una conifera. Indica invece una pila di oggetti, o anche una catasta, un sistema di scaffalature. Per questo motivo il termine è stato scelto per battezzare un design store di Helsinki che propone oggetti funzionali e innovativi.
A ribadire il significato, la I del nome è rappresentata sulla parete frontale del negozio come una pila verticale di cinque mensole, visualizzazione richiamata poi sul biglietto da visita da cinque trattini traforati. La palette dei colori scelti per i materiali cartacei coordinati vira da beige e verdi pallidi a tonalità più accese, arancio e porpora.
Per quanto riguarda l’interior invece i colori dominanti sono i più neutri: l’imponente scaffalatura in un grigio-verde pallidissimo e il pavimento a piccoli rombi bianchi e neri dallo stile retrò lasciano che ad emergere siano le tinte vivaci dei prodotti esposti. Interior design e branding a cura di Bond Agency.
I grandi magazzini londinesi Selfridges dedicano quest’anno un’intera stagione al potere creativo delle parole, nella comunicazione e nella letteratura, con un’iniziativa intitolata Words Words Words, che trasformerà fino a marzo l’Ultralounge del piano terra in libreria e spazio espositivo.
Tra workshop sullo storytelling e laboratori di grafologia, le riunioni del Penguin Book Club o corsi di grammatica latina e di calligrafia, sarà il magazine It’s Nice That a firmare l’art direction dello spazio a partire dall’allestimento scenografico delle vetrine con una serie di quattro “extravaganzas” tridimensionali.
L’attrazione principale sarà certamente una montagna russa delle parole, The Word-A-Coaster, realizzata in collaborazione con gli interactive designer Stewdio, in grado di predire il futuro attraverso palline di plastica che contengono responsi giocosi. Per le altre vetrine invece It’s Nice That ha chiesto a tre designer e artisti, Ben Long, Chrissie Macdonald e Giles Miller, di allestire visivamente la parola Words.
Mentre Ben Long ha scelto di costruirla con dei tubi da ponteggio, Chrissie Macdonald ha scelto degli oggetti supersize, tra cui una matita, una macchina da scrivere, una bocca e un orecchio, e Giles Miller infine, ha scolpito e cesellato le lettere nel cartone.

Comprare design online? Una valida opzione soprattutto sotto Natale, quando non abbiamo tempo per andare per negozi, almeno non quanto quanto vorremmo, e preferiamo fare tutto in rete fidandoci della qualità dei nostri brand preferiti ed affidandoci della distribuzione insuperabile dei grandi portali di ecommerce, generalmente più forniti di qualsiasi punto vendita fisico.
Da dove cominciare? Noi vi diamo qualche indicazione. Tra le novità, potrete provare con Made in Design, attivo in Europa dal 1999 ed ora sbarcato anche da noi. Molto interessanti le selezioni (”sensazionale”, “icone”, “eco-design” etc.), tra cui si trovano prodotti non necessariamente afferenti ai marchi più noti (e questo è un bene).
Altra opzione incredibilmente fornita, anche in questo caso con grandi marchi come anche brand di nicchia, è Yoox. Molto belle le vetrine virtuali realizzate in collaborazione per Case da Abitare, che si distinguono per uno styling veramente perfetto, oltre a darvi un sacco di idee sul complemento d’arredo o l’ultima lampada che proprio non vi potete perdere.
E ancora, vi piace il design scandinavo? Tenete d’occhio Trend House, con marchi, tra i più noti, come Muuto, Marimekko, Normann Copenaghen. Infine, non vi restano che i negozi di ecommerce che i singoli editori di design affiancano al loro più classico sito. Qualche esempio? Non perdetevi Droog, Skitsch, o ancora, sempre tra i milanesi, le proposte low-cost di Pigr. E se avete qualche altro indirizzo virtuale che vi piace molto, condividetelo con noi segnalandocelo nei commenti!
In Cina anche il lusso è di massa (è la legge dei grandi numeri!). E questo spinge i punti vendita ad assumere dimensioni proporzionali alla grandezza del bacino d’utenza. Come nel caso di Martin Margiela, che ha appena divulgato le foto del suo ultimo showroom, il più grande tra tutti i suoi spazi retail, appena inaugurato a Pechino nel Sanlitun Village.
Progettato dal Centro Stile della Maison, il layout non si discosta dai canoni tipici che caratterizzano anche i lavori di interiors (a proposito date un’occhiata anche alla bellissima Maison Champs Elisées, il primo albergo ora ufficialmente aperto, del marchio), pur presentando alcune soluzioni interessanti. Come per l’espositore tutto rivestito di piastrelle bianche, un po’ in stile mattatoio, e per lo scivolo che collega i due piani della struttura. Che d’altra parte in negozio, oltre a comprare ci si debba anche divertire, lo sapevamo già da tempo.
Via | Maison Martin Margiela
Anticipato da ombrelloni fiorati e tavolini spuntati a Madison Square, nel cosiddetto Flatiron District, ieri sulla 5th Avenue ha aperto i battenti ufficialmente il primo Marimekko Flagship Store di New York, parte di una campagna di espansione del brand finlandese che, a dispetto della crisi internazionale, ha inaugurato nell’ultimo anno ben sette nuovi negozi monomarca tra Europa e Stati Uniti.
Un enorme spazio aperto di quasi quattrocento metri quadri, caratterizzato da un bianco luminoso su pareti e pavimenti e da un arredamento minimale, prettamente scandinavo in legno di betulla, permette ai vistosi pattern di essere i veri protagonisti di tutta l’installazione.
Appesi dal soffitto come stendardi, su enormi spalliere porta bobine, o nella forma di cuscini e accessori impilati su scaffalature, o ancora confezionati in abiti optical su stampelle che calano dall’alto, i tessuti occupano tutto il campo visivo, in un turbinio allegro di colori e fantasie, animato in occasione dell party di benvenuto da ballerine e performer.

Curioso che il colosso di Mountain View non abbia scelto la California per aprire il primo Google Store, ma Tottenham, la nota zona di Londra. “È la nostra prima incursione nella vendita ‘fisica’ al dettaglio. Si tratta di un nuovo canale per noi e sono ancora i primi giorni di questa esperienza. E’ qualcosa che Google sta provando per vedere dove porta… Abbiamo sperimentato che quando le persone provano un dispositivo la differenza è enorme per aumentare la comprensione di ciò che è il Chromebook”, spiega Arvind Desikan di Google UK. Com’è stato tradotto tutto questo?
In un’area area di 26 metri quadri, chiamata “Chrome zone” (in concessione dalla catena PC World) il cui design non si discosta troppo da quello di altri punti vendita che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni. Ovvio utilizzo dei colori del logo (rosso, giallo, blu, verde), arredi dalle forme arrotondate e concentriche, un grande schermo all’interno di una sorta di teca divisoria con il marchio Chrome. Due i tipi di postazioni: seduti su colorati sgabelli o in piedi sulle superfici rialzate. Tutto già - fin troppo - visto, speriamo nei prossimi.
L’approdo dell’etichetta di whisky Johnnie Walker in Cina è stato architettato da un team di tutto rispetto: l’agenzia di Manchester LOVE che ha coordinato il progetto si è avvalsa innanzitutto degli interior designer di Asylum per la realizzazione di un vero e proprio tempio pagano dedicato al distillato di malto.
Per raccontare ai cinesi la storia dello Scottish whisky infatti a Shanghai ha aperto le porte la Johnnie Walker House, che riproduce l’esperienza di antichi bar e distillerie occidentali, tra installazioni interattive, un vero e proprio museo della distillazione, sculture di torba, illustrazioni e graphic design curate dall’agenzia di management Toy.
Ma l’elemento che fa parlare anche in Europa di questa operazione è il lancio di un’edizione limitatissima della bottiglia di liquore disegnata dall’illustratore inglese Chris Martin che per l’occasione si è ispirato alle porcellane dipinte in bianco e blu della tradizione orientale, per creare un panorama in cui si inscrive la storia dell’arrivo di Johnny Walker in oriente, salutato da dragoni, carpe e divinità degli elementi.
Continua a leggere: Le bottiglie di Johnnie Walker in edizione speciale per il mercato cinese
È tempo di crisi. Aprire un negozio di design, con una buona esposizione, in un quartiere di tendenza magari, può essere un investimento al di sopra delle forze di molti giovani con grandi idee e poche risorse. Ma con un po’ di intraprendenza c’è sempre la possibilità di trovare nuove vie da percorrere, magari meno ortodosse ma non per questo meno intelligenti.
Anzi. Massimiliano Rubcich, Maria Vittoria Vicari ed Emanuele Vitale hanno avuto un’idea. Trovare un mercato per il design che amano e che producono: prendendo molto alla lettera l’espressione hanno pensato di portare veramente il design al mercato.
L’esperienza è davvero surreale: tra un banco di pesce e uno di frutta e verdura, la settimana scorsa ha aperto nel centralissimo e popolarissimo mercato di Testaccio a Roma il primo banco del design che si ricordi dalle nostre parti. Si chiama 20metriquadri e il suo aspetto invitante e accogliente è stato ottenuto con poche semplici modifiche ad un banco vero e proprio, con tanto di serrande azzurre e cassette di legno.
Il mix di prodotti in esposizione è davvero ben equilibrato: design indipendente scovato in giro per l’Europa e auto produzioni, qualche oggetto fresco di Red Dot Award, gli ormai famosi portafogli in tyvek Mighty Wallet, sporte per la spesa personalizzate, utilissime nel contesto di un mercato, e per concludere degnamente un percorso che parte dal cibo e finisce in tavola, posate, tovagliette e ogni altro accessorio necessario per dare anche all’occhio la sua parte.

Un luogo futuristico, che integra l’immagine del gruppo e il patrocinio artistico dell’intervento: dopo una precisa analisi delle necessità della ING Bank, lo studio di Robert Majkut si è messo al lavoro. Come rispecchiare il carattere energico e attivo dell’azienda e provare a organizzare contemporaneamente gli spazi perché fossero funzionali e interessanti per i clienti?
La soluzione è stata questa filiale della città di Varsavia, in Polonia, i cui arredi uniscono la forza dell’arancione brillante che li caratterizza, alle linee arrotondate che ricordano i set dei film di fantascienza degli anni ‘60 e ‘70. Una scelta molto azzardata che viene però premiata dall’effetto finale: portare un marchio ad essere immediatamente riconoscibile e diverso da tutti quelli che operano nel settore.
Gli architetti di Zaha Hadid Architects hanno progettato due concept di edifici per un nuovo Golf Resort & Spa a Dubrovnik in Croazia.
I due progetti sono stati denominati “Rock” e “Shell” e fanno parte di un piano che dovrebbe comprendere 400 residenze di lusso, due hotel a cinque stelle e un campo da golf di 18 buche.
La villa chiamata Rock dovrebbe rivelare una grande forza espressiva e una notevole qualità scultorea, permeata di luce e di spazio; come suggerisce il nome, questo progetto si ispira alla topografia carsica della Croazia, fatta di spigoli, di rocce e grotte.
L’ispirazione di Shell inveve viene direttamente dalle conchiglie che si possono trovare sulle spiagge croate, con linee arrotondate e sinuose, accattivanti e adeguate alla visione più dolce del paesggio.
Via | Dezeen