Ultimo arrivato nella serie dei ‘memory games’, la BIS ci propone questo nuovo gioco realizzato dal graphic designer olandese Hendrik-Jan Grievink, già apprezzato autore del divertente “Fake for Real Memory Game“.
Scopo del “Brand Memory Game” è indovinare trenta dei marchi più noti a livello internazionale tramite immagini che non riportano né il vero nome né la forma esatta. La sfida è appunto accoppiare le carte basandosi unicamente sui colori e stile che caratterizzano il logo e una breve descrizione. Il gioco è in vendita sul sito a 15 euro. Voi potete cimentarvi con un’anteprima nella nostra gallery.
Brand Memory Game è il gioco di Hendrik-Jan Grievink che vi sfida a indovinare i marchi più famosi








Ai messicani di Savvy Studio è stato chiesto di ripensare l’identity di una pasticceria d’autore, Cioccolato, che ha integrato ultimamente tra i suoi servizi il catering e la confezione di dolci personalizzati. Il punto di partenza è stato aggiungere una specifica alla denominazione, Bake & Decor, che sintetizzasse meglio il nuovo percorso in una direzione di gran moda al momento.
Il lavoro è proseguito con il restyling del logo, lettering in bianco e nero e una grande C che ingloba “Bake and Decor”, con il corredo grafico, caratterizzato da linee orizzontali in colori saturi, rosa, azzurri, verdi, il packaging e infine l’allestimento della boutique, algida, bianca come un atelier di alta moda, gli scaffali e il tavolo retroilluminati.
Il pavimento è in resina, lucido come una glassa, mentre dello sciroppo rosa sembra stia colando su una zampa del tavolo. Dei neon (di nuovo rosa), costeggiano le pareti, mentre sul tavolo centrale e nelle foto alle pareti spiccano i colori accesi di confetti e cupcake.
Surreale (e surrealista) fin dal nome del marchio. Splendido ed elegante il lavoro svolto per l’identity di questa “Baker D. Chirico”, realizzato dallo studio di Fabio Ongarato. La panetteria australiana ha celebrato l’apertura del secondo negozio affidandosi anche al lavoro congiunto di FOD, lo studio di architettura March Studio, gli artisti e fashion designer PAM e lo stesso Daniel Chirico.
Il risultato è una identity fortemente retro, che gioca con il cognome dell’artigiano e quello del più famoso pittore: superfici a scacchi bianchi e neri, un lettering minimale che richiama spiccatamente quello degli anni ‘20 e ‘30 e una serie di immagini-collage molto ironiche, in bianco e nero.
Dopo aver scongiurato il sospetto di plagio che ha colpito quello ideato dallo Studio Tatil, il logo per le Olimpiadi di Rio 2016 è stato il punto di partenza per quello apposito studiato in occasioni delle Paraolimpiadi della stessa edizione dei giochi.
Il risultato è un logo ‘accessibile’ perché più sensoriale, materico. La forma astratta di un cuore che unisce e trasmette un forte, energico slancio: un gesto atletico nato dalla sana competizione. Un logo che rispecchia anche la natura mutevole delle diversità - non solo ‘fisiche’. Avvicinandosi infatti, si scorge la sua struttura continua, ad anello, che richiama anche il tradizionale simbolo della storica gara.
Ne abbiamo parlato solo ieri, ma il momento prolifico di uno dei nostri graphic designer preferiti merita di essere seguito con interesse. Stiamo parlando di Viktor Hertz e del suo stile ironico, intelligente, sempre capace di arrivare al punto con pochissimi elementi e un risultato finale decisamente accattivante.
Pochi giorni fa, oltre ad aver ampliato la collezione dei suoi “Honest Logos”, ha anche deciso di realizzare un poster-tributo a una delle aziende che ha rivoluzionato il nostro modo di approcciare la tecnologia. Anche con l’intento di commemorare la recente, tragica scomparsa del suo fondatore Steve Jobs, Hertz ha quindi riassunto il celebre claim “Think Different” in una serie di icone ispirate dal logo della mela morsicata.
(l’immagine a inizio post contiene il link alla versione originale)
Torna il nostro amatissimo graphic designer Viktor Hertz con la seconda parte di un nuovo lavoro. Si tratta di “Honest Logos” ed è una riflessione grafica e ‘politica’ sul valore aggiunto percepito insieme ad alcuni dei loghi più famosi al mondo. Un valore fortemente criticato da Hertz che, mantenendo le linee originali del marchio, inserisce alcune parole rivelatrici.
Il punto è smascherare la reale natura del prodotto. Cosa ci stanno vendendo con quel nome, con quell’elemento dell’immaginario? Un’automobile o l’idea machista che sottende? Una bevanda gassata o un’idea dell’economia mondiale? Dei prodotti di bellezza o l’idea irreale di noi stessi? Giudicate voi, nello slideshow a inizio post.
Per rinfrescare la sua immagine e coinvolgere un numero sempre maggiore di visitatori, il National Trust britannico, ovvero la fondazione che gestisce il patrimonio artistico e naturalistico del paese, ha affidato allo studio londinese Studioh il nuovo design del loro merchandising.
Una gamma di prodotti molto differenziati, in vendita negli shop di negozi e parchi, ha ricevuto un trattamento di restyling per rendere il suo packaging più coerente: in particolare le illustrazioni di Adrian Johnson raccontano i paesaggi e le architetture d’oltremanica su confezioni di cioccolata e biscotti, su carta e quaderni, mentre le icone naif di Sarah Box sottolineano l’autenticità di conserve e marmellate.
Quando è stato effettuato il restyling del quartier generale di Deutsche Bank a Francoforte, si è pensato di trasformare il logo ideato da Anton Stankowski per la banca, in una scultura che occupasse uno spazio all’interno dell’edificio. Una modellazione in 3D che raccontasse agli avventori la passione e la precisione dell’azienda e dei suoi servizi.
La parte centrale del logo è stata divisa in quarantotto triangoli che il progetto di ART + COM e Coordination ha animato in una complessa e suggestiva coreografia. Gli stessi triangoli poi diventano la superficie su cui vengono proiettate una serie di textures in sequenza. Il risultato finale, che potete ammirare nel video a inizio post, è decisamente efficace.
Nell’anno della crisi la multinazionale del caffè non rinuncia ad aprire nuovi locali, ma lo fa con un’attenzione particolare alla riduzione dei consumi, riutilizzando i container per le spedizioni delle merci per costruire un Reclamation Drive-Thru, un caffè take away concepito seguendo lo standard americano per le costruzioni eco-sostenibili LEED.
Vasche per la raccolta dell’acqua piovana, giardini costruiti con metodo Xeriscaping fanno la loro parte, mentre logo e insegna sono direttamente dipinti sulle pareti metalliche, con un ulteriore risparmio sull’illuminazione.
Come si può notare dalle immagini il logo utilizzato è quello nuovo, frutto di un’importante operazione di restyling di tutta l’immagine di Starbucks, lanciata la scorsa primavera. In questo senso si può immaginare che, se il Reclamation Drive-Thru di Tukwila, Washington, dovesse avere successo, potrebbe diventare il prototipo su cui costruire, almeno negli Stati Uniti, altri Starbucks coffee shop.
Via | Inhabitat.com
“HP”: molti neanche sanno che dietro queste due lettere si celano i cognomi dei fondatori di una delle aziende tecnologiche più importanti del mondo (e della Storia del progresso informatico in generale) eppure ne riconoscono il valore limitandolo spesso però - come spiega lo stesso Greg Johnson, direttore creativo dell’azienda - al piano tecnologico, hardware.
La sfida proposta dalla Hewlett Packard alla Moving Brands è stata appunto quella di svelare, attraverso un nuovo logo e una nuova identity, non solo il ruolo di HP nell’industria, ma anche ciò che c’è dietro un marchio così potente e importante. La visione che anima la ricerca e il progresso tecnologico. Il risultato - paradossalmente - è un logo ancor più minimale. Quattro bande di due diverse lunghezze, che mantengono l’inclinazione delle lettere e le richiamano senza snaturarle eccessivamente. Dopo il salto trovate un secondo video in cui sono state sintetizzate le fasi del processo creativo. Cosa ne pensate?
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