Wonderwall è lo studio di design che ha recentemente progettato il nuovo flagship store Nike a Tokyo. Caratteristica principale dello spazio, la sua ampiezza, addirittura nel genere la più grande del Giappone con una metratura di di 946 mq, destinata senz’altro a catalizzare l’attenzione di tutti i clienti più fidelizzati e non solo.
Il concept? Trasformare il negozio in un terreno da gioco, un richiamo vero e proprio alle specifiche dei campi delle diverse discipline sportive, ma anche un riferimento libero e gioioso all’esperienza dello sport.
Belli alcuni dettagli che rendono lo spazio particolarmente espressivo, come la teca con i calchi dei piedi o le stampe per le suole usate come rivestimento murario.
Via | Me Design Mag
Foto | Kozo Takayama
Il nuovo flagshipstore Nike a Tokyo
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Dopo il concorso dedicato alla 214, ecco un’altra iniziativa che rivisita l’immagine dei pezzi storici del marchio Thonet.
Lo spunto nasce questa volta dal lavoro del designer messicano Emiliano Godoy, che ha rielaborato le illustrazioni che compongono l’edizione del 1904 del catalogo dello storico marchio di sedie.
Il risultato ? Una sorta di détournement che vuole essere, nelle intenzioni del designer, una ribellione a scoppio ritardato verso la prima grande filiera industriale della storia del design. Colpevole di eliminare la componente artigianale del processo produttivo, che Godoy ironicamente reinserisce con una procedura al contrario, volta a cancellare pezzi di sedia piuttosto che ad aggiungere manifatture e componenti.
Via | Designboom
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Cosa non è diventato il lancio di un nuovo sneaker. In questo caso possiamo dire due cose: un’operazione mastodontica, e un calcolatissimo esercizio di brand design, che non sembra lasciare niente al caso.
Per l’anteprima mondiale di Mercurial Vapor Superfly II, Nike ha trasformato la Battersea Power Station, una vecchia centrale a carbone in disuso sulle rive del Tamigi, nel nuovo tempio della scarpa da football, con tanto di proiezioni sulla facciata, visual spettacolari e allestimenti ad hoc della grandezza di una fiera di medie dimensioni.
Lanciata in contemporanea - visto che ormai non può proprio mancare- anche un’applicazione dedicata per IPhone. Last but not least, per la cronaca, segnaliamo anche la presenza all’esclusiva serata di Cristiano Ronaldo.
Via | Not Cot
Il lancio di Nike Mercurial Superfly
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Mi sono imbattuto in Jan Kruse, fondatore insieme a Malte Kaune di The Human Empire, grazie alla tripla cover dei nuovi album dei København Store, band piacentina dedita al post-rock in versione elettronica.
Il lavoro (ottimo) svolto per il gruppo mi ha ricordato qualcosa, sempre in ambito musicale e ho realizzato (dannate sinapsi) di aver già visto all’opera il duo su alcune uscite per la celeberrima Morr Music. Partiti dalla pubblicità e la moda, integrato e rafforzato il brand con l’apertura di due negozi ad Amburgo, quelli di The Human Empire sono arrivati a consolidare stile e qualità in pochissimo tempo.
Sito e visual agency, propongono da ormai sette anni una serie di prodotti (principalmente poster, t-shirt e abbigliamento in generale) in cui uniscono illustrazione e graphic design senza -apparente- soluzione di continuità. Con un’attitudine creativa piuttosto disinvolta e un uso del colore misurato e proprio di chi ha una grossa esperienza in ambito di stampa. Per curiosità e per conoscere magari qualche band nuova, andate a sbirciare l’impressionante lista di artisti del mondo dell’indie con cui hanno lavorato.

Per gli imminenti Mondiali di Calcio in Sud Africa (il count down segna 113 giorni), Puma lancia “Unity”, la bottiglia di birra dedicata al grande evento sportivo e parte di un omonima campagna per celebrare i valori dello sport e della rinnovata democrazia nel paese ospirante. Il progetto del packaging è di Collective São Gabriel, già autore di una folta case history dedicata al mondo delle bionde.
Via | The Dieline
Incubo che diventa realtà e -allo stesso tempo- divertentissimo corto animato. Una immaginaria Malibù fatta da 2500 marchi e famosi testimonial. Un mondo composto solo dai simboli dell’immaginario collettivo, nel primo cortometraggio del collettivo francese h5.
Circa diciassette minuti in cui giocare a riconoscere i brand più noti mentre scorrono le immagini della storia: due ’sbirri’ omini Michelin, che cercano disperatamente di catturare il clown Ronald Mc Donald.
“Logorama” è candidato alla 82esima edizione degli Oscar come miglior cortometraggio animato, ha già vinto numerosissimi premi tra cui quello dello “Stockholm Int’l Film Festival” in Svezia e del “Vendome Film Festival” in Francia. All’inizio del post, il trailer. Dopo il salto, la versione integrale (fate in fretta per non perdervelo, visto che lo stanno rimuovendo ovunque).
Sottoculture cinesi sotto la lente di ingrandimento. E’ questo il tema affrontato da China’s Creative Voice, il libro dedicato alle stravaganze della cultura giovanile nella grande Repubblica Popolare.
Organizzata come un gigantesco moodboard, China’s Creative Voice cerca di individuare le coordinate dei cambiamenti che stanno investendo la moda, le identità visive e nuovi brand emergenti, in quella che sembra essere una ricerca di autonomia tra lo stile dei paesi occidentali e quello del Sol Levante.
Il libro, pubblicato da Hunt Hagerty, inaugura una nuova collana dedicata al trend hunting nei paesi in rapido sviluppo.
Via | Dezeen
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Il graphic designer russo Maxim Nilov si è divertito a fare uno scherzetto a Nike, rivedendo un classico paio di sneakers attraverso l’uso di nuove e improbabili grafiche. Tra le texture scelte (trovate qui l’intera gallery), grande predilezione per il filone alimentare, a cui si affianca anche una sottoserie dedicata al mondo dei motori. Fuori dal coro, ma immancabile, il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama.
Via | Design you trust

Il logo della Chiquita fu ideato da Richard ‘Dik’ Browne negli anni ‘40. Illustratore del “Newsweek”, divenne famoso in seguito come fumettista, creando il personaggio di “Hagar l’Orribile” (che disegnò insieme al figlio Chris) e “Hi and Lois”, uno spin-off di Beetle Bailey.
A distanza di più di mezzo secolo, dopo alcune modifiche (la più importante negli anni ‘80), DJNeff è stato chiamato a lavorare sul logo del produttore di banane più famoso al mondo, tanto da diventarne quasi il sinonimo. Nella tradizione dell’azienda, è stato scelto un altro illustratore, molto vicino al mondo del fumetto. Sui comics è basata inoltre tutta la nuova campagna del brand.
Creatività, espressività e intrattenimento. Tre punti nodali su cui Neff ha lavorato, approcciando in due maniere differenti il logo giallo e blu. Da un lato portando in evidenza il viso della donna che indossa un cesto di frutta come cappello. Dall’altro, dissacrando lo stesso logo, lasciando indenni solo la forma dell’adesivo e la cornice.
Ufficialmente sul mercato, dopo la presentazione di questo weekend ad Amsterdam, la prima linea di abbigliamento lanciata dal marchio Droog Design.
La scelta per il partner per la nuova operazione di brand extension (anche se loro, per il momento, si limiterebbero a parlare di collaborazione) non poteva che ricadere su una realtà originale nella scena dello streetware olandese. Stiamo infatti parlando di Gluejeans, nota da un paio d’anni agli addetti ai lavori per le proprie collezioni di jeans “incollati”.
Incollati, appunto, invece che cuciti. E’ proprio la colla, infatti, a rappresentare non solo l’elemento distintivo della linea, ma anche quello decorativo del pantalone, visto che i modelli disponibili si differenziano proprio per il colore della colla impiegata. La collezione Droog, chiamata Juxtapose, comprende una giacca in denim da donna e da uomo a cui si aggiungono alcuni nuovi modelli di jeans.
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