
Nuova edizione quest’anno per DueperCinque, il concorso promosso da esterni per valorizzare lo spazio destinato ai parcheggi come occasione per una nuova socialità collettiva. Oltre 650 i progetti arrivati da tutto il mondo, soltanto 9 quelli selezionati, che trovate pubblicati sul sito e che potrete osservare dal vivo dal 13 al 18 aprile.
Non cambia, rispetto allo scorso anno, la location delle installazioni, che saranno dislocate tra Porta Genova e via Vigevano, con evento finale di tutto il Festival il 17 all’Hangar Bicocca. Nell’immagine che vedete sopra, uno tra i progetti selezionati: Bevetene tutti (Gabriele Diamanti, Lorenzo de Bartolomeis e Filippo Poli), una riflessione sul tema dell’acqua come risorsa pubblica (animali compresi).
Prima era il Deutscher Werkbund. Ora, a più da un secolo dalla sua fondazione, è il “Museo delle Cose”. Siamo a Berlino, più precisamente a Kreuzberg: qui, il Museum der Dinge ha preso il testimone dell’archivio della grande associazione tedesca continuandone l’attività attraverso una raccolta appassionata di oggetti realizzati dal 1800 fino ai nostri giorni.
Unico il presupposto della ricerca museale: mescolare, senza snobismi, artefatti highbrow e lowbrow. Annullando le distanze tra un ventilatore di Peter Beherns e un gadget di Garfield degli anni ‘80. Anche i percorsi espositivi privilegiano questo confronto, ignorando le differenze cronologiche e puntando invece su un’organizzazione per temi in costante evoluzione.
Nel sito del museo, date un’occhiata all’oggetto del mese: scelto tra gli oltre 40.000 archiviati, a marzo troviamo un curioso arnese antigoccia (o se preferite un Tropfenfänger), per i curatori del museo prossimo all’estizione.
Via | Sinn Berlins
Il Museum der Dinge di Berlino
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L’ispirazione è esplicita fin dal nome. Dry, infatti, è un omaggio al bicchiere per l’omonimo Martini, di cui questo lavabo freestanding progettato da Enzo Berti ricalca la forma.
Realizzato in marmo Crema Marfil levigato e cerato e distintito da una rifinitura sul bordo in marmo ebano, è prodotto dall’italiana Decormarmi.
Via | Domus
Aldo Bakker è un designer molto attento alla qualità formale dei pezzi che progetta. Il dato, che potrebbe anche apparire scontato, lo è un po’ di meno se pensiamo che Aldo è figlio di Gijs (Bakker), ex Droog, uno che ha fatto dell’ironia e della sorpresa (magari a scapito della forma) una formula di successo per una tutta una nuova generazione di designer. Lontani dall’estetica di suo figlio, evidentemente, ma è bello pensare che forse in Olanda il nepotismo non è di casa e padri e figli vanno avanti ognuno per la propria strada pur lavorando nello stesso settore.
Ma torniamo ad Aldo e al suo ultimo progetto, uno sgabello di legno che mette in relazione elementi volumetrici differenti quali una linea, una superficie e un solido, dando vita ad una sorta di seducente esoscheletro. Ogni pezzo, realizzato con del legno scelto per l’occasione, è finito a mano e laccato lucido per valorizzare la bellezza e le tonalità del materiale.
Via | Contemporist

Dopo la Black&White chair, diamo uno sguardo ad un altro prototipo che usa il bambù per una nuova ricerca formale e funzionale sulle sedute. La collezione P1 e P2 è stata progettata dalla designer australiana Christel Hadiwibawa nel corso dei suoi studi di perfezionamento alla Camberra School of Art. La base, in cemento, costituisce una solida base d’appoggio, mentre le strisce di bambù, estremamente flessibili, si adattano al peso e alla conformazione del corpo di ciascun utente.
Lo spunto progettuale sembra essere nato da una ricerca sulla sostenibilità. La cosa ci stupisce un po’: tutto bene per il bambù, ma come la mettiamo col cemento? Spieghiamola con le parole della designer: “The embodied energy involved with the production of cement is high, however the material has legitimate claims to sustainability in terms of local availability, ease of use and shaping, longevity, and financial affordability.”
Via | Contemporist
Si può vivere con delle tende al posto delle pareti? E’ l’esperimento che una giovane coppia giapponese con bambino ha deciso di tentare affidando la ristrutturazione del proprio appartamento allo studio Uufie.
Risultato? Tramezzi smantellati e spazio ridistribuito con il ricorso a maxi tende di velluto. Capaci, nelle intenzione delle architette, Eiri Ota e Irene Gardpoit Chan, di preservare quando necessario la privacy, permettendo però di usufruire al momento debito di un open space.
Estetica minimal, mura perimetrali ridipinte con vernice bianca diluita per un effetto meno netto. Sempre a vista, ovviamente, le guide delle tende: una scelta voluta per rimarcare la ripartizione dei volumi che imprimono allo spazio.
Via | Dezeen

Succede a volte che il design si presti a iniziative benefiche. Sarebbe un peccato in questi casi non dare voce a queste poche, rare operazioni meritevoli: l’architetto piemontese Federico Delrosso ha deciso di devolvere il ricavato della vendita della serie limitata Contamina a Save The Children.
La collezione Contamina comprende poltrone basse e tavolini, dalle forme squadrate ed essenziali, realizzati in differenti materiali e colorazioni: acciaio corten, ferro laccato bianco, feltro, legno scuro o legno laccato bianco.
Le istruzioni per l’acquisto/donazione le trovate qui sul sito di Save The Children. Dopo il salto invece trovate il video della partecipazione di Federico Delrosso al Fuorisalone 2009.
Contro la vita sedentaria, i giovani designer spagnoli Virginia Pol, Ferran Lajara e Cristina Guardiola hanno progettato una serie di prototipi ironici e provocatori che mirano a sollecitare il movimento fisico da parte degli utenti. I tre oggetti della collezione, una lampada, una scrivania e un appendiabiti, raggiungono una piena funzionalità solo nell’interazione tra oggetto e utente.
La lampada, ad esempio, illumina soltanto quanto viene sorretta con una mano e tenuta verticalmente. I cassetti della scrivania, invece, sono ubicati dalla parte opposta rispetto alla seduta, imponendo a chi voglia aprirlo di alzarsi e fare il giro. Per usare l’appendiabiti, invece, è necessaria una bella arrampicata a parete.
Via | Cool Hunting
Tegu è un’azienda che vende e produce una tipologia di costruzioni per bambini davvero insolita. Il loro progetto è finalizzato alla “ripopolazione” delle foreste honduregne, e anche attraverso questa produzione vogliono sensibilizzare e avvicinare le persone al problema della rapida e incessante distruzione di interi paesaggi naturali.
I loro prodotti sono fatti da piccoli blocchetti in legno che, al posto di essere a incastro, hanno inseriti al loro interno dei magneti che ci permettono di poter fare le costruzioni e tenerle in piedi con questo semplice ed efficace sistema.
I blocchi sono venduti in base al tipo di legno che desideriamo, abbiamo la versione in legno huesito, faggio o mogano. La prima tipologia di legno è sold out, mentre gli altri si possono preordinare, l’arrivo dei prodotti è previsto per dicembre. Se volete avere maggiori informazioni sui progetti di questa azienda e sui loro prodotti, andate nella sezione dei contatti.
Via | ohdeedoh

Nina Tolstrup, fondatrice di Studio Mama, ha avuto un’intuizione semplice quanto brillante: ricavare una seduta da un semplice bancale dismesso.
Ma il progetto ha anche un risvolto etico: le sedute, infatti, sono prodotte da una cooperativa che riunisce lavoratori disoccupati, contribuendo così al bilancio dell’associazione.
Alla versione basic si affianca poi anche una linea di poltrone d’artista personalizzate da Gavin Turk, Cornelia Parker e Rachel Whiteread. Sul sito di Studio Mama, è possibile partecipare all’asta per aggiudicarsi la propria versione preferita.
Via | Viacomit