Per tentare di riconnettere l’uomo (cittadino) alla natura, i designer Ali Seçkin Karayol e Mette Lyckegaard hanno pensato a un abito da indossare finalizzato a portare sempre con sè il proprio piccolo giardino, in pratica un intero ecosistema in miniatura, che ha molto a che fare con temi eco-friendly.
Intanto il concetto è quello di far nascere e di curare delle vere e proprie piante “portatili”; in secondo luogo lo si farebbe utilizzando del compost organico, adeguatamente incorporato negli abiti.
Abiti che cambierebbero forma e colore ogni giorno che passa, dando vita ogni volta a qualcosa di nuovo ed inedito, e a decorazioni senza dubbio uniche. Certo, chi non fosse dotato di pollice verde troverebbe qualche difficoltà…
Mesh Dress rimane per ora un concept, che però i designer vogliono sviluppare seriamente per “creare una simbiosi unica tra la bellezza della natura e la vita di città”; d’altra parte “cosa c’è di più bello che portarsi sempre dietro il proprio giardino”, specialmente se a casa non c’è lo spazio per ospitarne uno??
Via | Ecouterre
NEXT: The future of T-shirt graphics from T-world on Vimeo.
T-world è l’unica rivista che si occupa totalmente di T-shirt e del mondo legato a questo particolare tipo di indumento. Particolare perché, sebbene così comune, anzi proprio per la sua diffusione, la T-shirt è divenuta veicolo per eccellenza di comunicazione, soprattutto delle realtà più underground.
T-world è una rivista semestrale al cui centro pone i design dei vari artisti, writer, designer. Suo scopo è quello di promuovere etichette e autori in tutto il mondo. Si pensi che la T-world ha presentato 1000 T-shirt, 150 designer ed etichette, 40 esclusivi ritratti fotografici di Nicole Reed, e 15 T-shirt del futuro provenienti da importanti artisti e designer internazionali.
Con l’ultimo numero, T-world si propone con un nuovo formato e una nuova direzione. Il taglio sarà incentrato su New York, partendo dal famoso logo I love NY, che proprio grazie alle T-shirt ha viaggiato in tutto il mondo. Processo inevitabile se si tiene in considerazione che New York è la città in cui è nato l’hip-hop, i graffiti come arte, e artisti del calibro di Andy Warhol.
Proprio quest’ultimo, si legge nella rivista, è stato profetico nell’adoperare un solo e comune prodotto come la Campbell Soup, che esattamente come una T-shirt ha fatto dell’oggetto qualcosa di fortemente comunicativo e riconoscibile.
Disegnata dalle due designer di Taipei Chay Su e Rika Lin, la collezione di borse Jump From Paper è un vero tromp l’oeil: borse cartoon che, come se fossero state disegnate a mano, sembrano letteralmente uscire fuori per magia da una pagina di carta, dalla tavola di un fumetto.
All’apparenza bidimensionali, le Jump From Paper ingannano la percezione e possono in realtà contenere anche un portatile e sono declinate in diversi modelli, dalle borsette da braccio, alle cartelle a tracolla, dalle borse da viaggio a quelle da bowling, tutte caratterizzate da colori vivaci, ovviamente in chiave pop.
L’ultima campagna della Benetton, di cui vi abbiamo parlato ieri, nella sua versione filmica mantiene la sua celeberrima e tipica linea: distante dall’abbigliamento, che poi è ciò di cui si occupa United Colors Of Benetton, ma vicinissima all’attenzione del grande pubblico, inevitabilmente sollecitato dai media a interessarsene.
La parola chiave con cui questa volta la loro comunicazione approccia è Unhate, non-odio. Dopo aver già percorso le vie dell’eros, dell’amore, oltre alle più facilmente polemizzate vie scandalistiche, non restava che percorrere la florida strada di thanatos, la morte, la violenza, l’odio. Di certo però non si può promuovere questo sentimento, ma il suo contrario sì: ecco nascere quindi Unhate.
Fotografia ottima, tagli commoventi, immagini ricercate, ritmo serrato, musica incalzante, storie minime e toccanti. In meno di un minuto sono racchiusi i più forti sentimenti umani per rivendicare di fronte al mondo intero (tipica l’internazionalità di Benetton) la necessità, la bellezza di unhate, del non-odio.
Ancora una volta un capo Benetton indossato, è una bandiera che rivendica un valore.

Probabilmente in molti, se non tutti, conoscete threadless.com il sito con bellissime grafiche per T-shirt, felpe, canottiere e molto altro, che potete trovare direttamente nel vasto catalogo a disposizione e in continuo aggiornamento.
E se quanto è stato già pensato non vi soddisfa abbastanza, c’è inoltre la possibilità di inviare addirittura i propri design partecipando a dei concorsi che regolarmente vengono indetti, con premi in denaro e T-shirt, pacchi di T-shirt. La storia di threadless.com è un po’ il classico sogno americano che si realizza, come già vi raccontammo.
Tra le tante grafiche che possono colpire segnaliamo quelle di Julia Back, di 24 anni, che ha postato e venduto già diversi design. Nella fattispecie le sue grafiche sono andate a finire addirittura su delle infradito, cogliendone intelligentemente e creativamente la forma e le caratteristiche fibbie in plastica, ora viste come baffi, ora come orecchie.

Acne è una società svedese che si occupa di design d’immagine; con sede a Stoccolma è nata nel 1996. Ha negozi in nove paesi, è riconosciuta a livello internazionale come collettivo creativo di moda, graphic design, produzione cinematografica e pubblicitaria, oltre che di prodotti, di business e sviluppo di progetti. La squadra raggiunge oltre 200 componenti.
Al proprio interno la Acne si divide in settori: Acne Advertising, Acne Art Department, Acne Production, Acne Jr, Acne Paper, Acne Fashion & Denim. Curiosando tra i siti essenziali ci si accorge di fronte a quale colosso ci si trovi.
Acne Advertising, inzialmente nota coma Acne Creative, è il seme dal quale poi è cresciuta e si è espansa l’attività multi-disciplinare dell’azienda. Fondata nel 1996 nasce come agenzia di pubblicità e design. A metà del 2008 viene divisa in Acne Advertising e Acne Art Department, rispettivamente agenzia pubblicitaria e agenzia di design.
Acne Art Department crea per i marchi il loro modo di essere visualizzati e percepiti, curando la progettazione grafica e le immagini. Provvedono a un’ottimizzazione di comunicazione marca-consumatore. Loro obiettivo è la creazione di soluzioni che tengano conto della longevità e della qualità del messaggio. Curano il design e la direzione artistica di visual identities, packaging, riviste e libri.
Continua a leggere: Acne, la grande società svedese per (quasi) ogni tipo di design
Potete ribattezzare il video “Come realizzare un logo in trenta secondi”. Ce lo dice Gabrielle Kennedy, co-fondatrice della celebre e elegante linea di moda e lifestyle Malcom Fontier di Atlanta. Un video interessante, privo di fronzoli, che va dritto al punto e ci racconta con dovizia di particolari il processo creativo, dall’inizio alla fine. Guardatelo, poi tornate a leggere il resto.
Abbiamo scherzato un po’, così come - con una buona dose di ironia e intelligenza - hanno saputo scherzare coloro che l’hanno realizzato. Morale della favola? Dare importanza al marchio e non alle nostre velleitarie idee di comunicazione. Oltre al fatto che l’idea migliore spesso è quella più semplice, immediata. Poi certo, convincere la committenza è tutto un altro paio di maniche. O di rettangoli, se preferite.
Punta tutto sull’estetica e il valore del ‘fatto a mano’, di ciò che è autentico, imperfetto e - in qualche modo - ‘genuino’ questa nuova campagna “Go Forth” di Levi’s. Guarda a un mondo in cui si scoprivano frontiere (una per tutte: quella del nuovamente mitizzato, selvaggio West) e in cui gli abitanti di quelle terre, per capaci o meno che fossero, erano comunque dei pionieri.
Sposta l’accento sull’epica, poi. Vestire una ‘nuova generazione’: legata al passato, ma con aspirazioni quasi ‘eroiche’ sul proprio futuro. Per questo le - splendide - immagini del video sono accompagnate dalla stentorea voce fuori campo che recita “Pioneers! O Pioneers!”: il poema datato 1865 di Walt Whitman. Tutto curato nei dettagli, fascino vintage sfruttato al millimetro, senza eccedere nel più scontato revival. Un gran colpo messo a segno da Ryan McGinley per le foto e Cary Fukunaga alla regia dei video. L’agenzia è la Wieden+Kennedy. Dopo il salto, il secondo video e una gallery con le foto.

Creata dall’agenzia di Monaco Kempertrautmann espressamente per l’occasione, Shoelace Box è il packaging ideato per la collezione di Converse firmata dal marchio tedesco Görtz 17. Si tratta di una scatola con i manici che rende la shopping bag di plastica superflua.
I manici sono in realtà lacci per le scarpe che possono essere riutilizzati in alternativa a quelli contenuti nella confezione. La Shoelace Box è stata realizzata in cinque varianti cromatiche per essere abbinate ai cinque modelli di cui è composta la collezione.

Per il lancio della serie “Nike Free Run + 2 City”, l’agenzia di comunicazione YesYesNo specializzata in progetti votati all’interattività, è stata invitata a sviluppare un software che permettesse ai corridori di creare dipinti dinamici utilizzando i dati ricavati dal GPS collegato alle loro scarpe. Durante un seminario di due giorni presso la sede dell’azienda, ai partecipanti è stato chiesto di registrare i loro tracciati che poi sono stati trasformati in immagini in base alla velocità e lo stile con cui ogni persona ha effettuato la corsa.
Il tutto - grazie alla collaborazione con il laboratorio di innovazione della Nike - è diventato poi una stampa ad alta risoluzione su una scatola per le scarpe fabbricata su misura, con un’incisione al laser del nome del corridore, la distanza percorsa e il tragitto. Non è dato sapere se il noto brand rilascerà mai una versione del software, che è stato sviluppato a partire da openFrameworks con l’aiuto dello staff di DualForces.






