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Abbigliamento

Fang, le scarpe con le zanne di Iris van Herpen per United Nude

pubblicato da Giulia Zappa in: Accessori Abbigliamento

Fang, la scarpa si zanne di di Iris van Herpen per United Nude

United Nude, marchio olandese di calzature, non ha mai seguito le convenzioni. Anzi, ha sempre guardato ad un revisione, concreta e mai solo provocatoria, della struttura stessa di un paio di scarpe: la posizione di un tacco, il sostegno alla caviglia, la forma della tomaia.

Filosofia confermata dall’ultima scarpa presentata dal marchio. Progettata dalla couturier Iris van Herpen (tra le sue clienti Madonna e Lady Gaga), Fang è una “ankle boot” sospesa su “zanne”, da cui il nome, distribuite su tutta la suola e realizzata in fibra di vetro e carbonio, così da assicurare una stabilità non scontata alla camminata. Quanto alla distribuzione, probabile la scelta dell’edizione limitata.

Via | Design Milk

Fang, la scarpa si zanne di di Iris van Herpen per United Nude

Fang, la scarpa si zanne di di Iris van Herpen per United NudeFang, la scarpa si zanne di di Iris van Herpen per United NudeFang, la scarpa si zanne di di Iris van Herpen per United NudeFang, la scarpa si zanne di di Iris van Herpen per United Nude

Westfield Stratford City: il video di promozione attraverso cento anni di moda, musica e balli

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Aziende Abbigliamento Video Advertising


Westfield Stratford City è il nuovo centro commerciale di Londra, che in vista dell’apertura ha ideato e realizzato un video promozionale. Nucleo centrale della comunicazione è la moda, accompagnata indissolubilmente dalla musica e dal ballo, tutti temi sviluppati nel corso degli ultimi cento anni fino a oggi.

In soli cento secondi due ballerini attraversano i primi eleganti anni del ‘900 tra cappellini con piume, magiostrine e borsalino. Solo la Seconda Guerra Mondiale vedrà scomparire per qualche secondo l’uomo, per farlo tornare a ballare un più giovane Rock che sfocerà più avanti negli anni ‘70 con musica, minigonne e camicie acide. Sarà poi la volta dei primi anni ‘80 con qualche nota Punk fatta di creste, chiodo e anfibi, finché sul finire di questi e sul principio dei ‘90 scanzonati sono gli abiti e i balli: apparentemente senza coordinazione di stili, colori e ritmo, e invece sempre giusti. Finisce il secolo e ne inizia un altro: T-shirt, shorts, pashmine, eleganza discreta e voglia di divertirsi per almeno un secolo ancora.

Dall'Imperial College of London i vestiti in formato spray

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Tecnologia Designer Curiosità Abbigliamento


Il mondo dell’abbigliamento non sarà più lo stesso, e con lui quello della moda e del design. Scordatevi ago e filo, cuciture e tessuti; d’ora in poi non sarà più un modo di dire che un tal vestito ci è dipinto addosso, perché tra molto poco gli abiti ce li spruzzeremo direttamente sul corpo, con delle normali bombolette spray.

L’idea e la sperimentazione sono praticamente concluse, e come si vede dal video basta spruzzare quella che sembra una di quelle stelle filanti che si trovano a Carnevale. Addosso ci potremo ritrovare un vero e proprio tessuto, adatto per l’estate e per l’inverno, da inventare con gli spessori e i colori desiderati. Riuscite a immaginarne la quantità di vestiti che si potranno inventare ogni giorno?

Il filo che si vede uscire è composto da fibre di cotone, polimeri e un solvente che dallo stato liquido, una volta spruzzato, passi alla stato solido. I vestiti potranno essere lavati e indossati come altri vestiti, permettendoci non solo di crearne su misura, ma di inventare la nostra collezione personale.

La rivoluzionaria idea e scoperta giunge da Londra, esattamente dall’Imperial College, grazie all’ingegnere Paul Luckham e al fashion designer Manel Torres, che dichiarano che oltre a soddisfare le richieste di novità di moda e design, una tale invenzione potrà essere utilizzata anche come medicamento, una volta aggiunto il farmaco necessario al materiale sterile della bomboletta. Pensate quante altre cose ci si potranno fare.

Mesh Dress, gli abiti con la natura sopra by Ali Seçkin Karayol e Mette Lyckegaard

pubblicato da olivia in: Abbigliamento

Mesh Dress abiti con piante

Per tentare di riconnettere l’uomo (cittadino) alla natura, i designer Ali Seçkin Karayol e Mette Lyckegaard hanno pensato a un abito da indossare finalizzato a portare sempre con sè il proprio piccolo giardino, in pratica un intero ecosistema in miniatura, che ha molto a che fare con temi eco-friendly.

Intanto il concetto è quello di far nascere e di curare delle vere e proprie piante “portatili”; in secondo luogo lo si farebbe utilizzando del compost organico, adeguatamente incorporato negli abiti.

Abiti che cambierebbero forma e colore ogni giorno che passa, dando vita ogni volta a qualcosa di nuovo ed inedito, e a decorazioni senza dubbio uniche. Certo, chi non fosse dotato di pollice verde troverebbe qualche difficoltà…

Mesh Dress rimane per ora un concept, che però i designer vogliono sviluppare seriamente per “creare una simbiosi unica tra la bellezza della natura e la vita di città”; d’altra parte “cosa c’è di più bello che portarsi sempre dietro il proprio giardino”, specialmente se a casa non c’è lo spazio per ospitarne uno??

Mesh Dress abiti con piante Mesh Dress abiti con piante Mesh Dress abiti con piante

Via | Ecouterre

T-world, la rivista a tema T-shirt per la promozione di artisti e designer

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Designer Aziende Abbigliamento Riviste

NEXT: The future of T-shirt graphics from T-world on Vimeo.

T-world è l’unica rivista che si occupa totalmente di T-shirt e del mondo legato a questo particolare tipo di indumento. Particolare perché, sebbene così comune, anzi proprio per la sua diffusione, la T-shirt è divenuta veicolo per eccellenza di comunicazione, soprattutto delle realtà più underground.

T-world è una rivista semestrale al cui centro pone i design dei vari artisti, writer, designer. Suo scopo è quello di promuovere etichette e autori in tutto il mondo. Si pensi che la T-world ha presentato 1000 T-shirt, 150 designer ed etichette, 40 esclusivi ritratti fotografici di Nicole Reed, e 15 T-shirt del futuro provenienti da importanti artisti e designer internazionali.

Con l’ultimo numero, T-world si propone con un nuovo formato e una nuova direzione. Il taglio sarà incentrato su New York, partendo dal famoso logo I love NY, che proprio grazie alle T-shirt ha viaggiato in tutto il mondo. Processo inevitabile se si tiene in considerazione che New York è la città in cui è nato l’hip-hop, i graffiti come arte, e artisti del calibro di Andy Warhol.

Proprio quest’ultimo, si legge nella rivista, è stato profetico nell’adoperare un solo e comune prodotto come la Campbell Soup, che esattamente come una T-shirt ha fatto dell’oggetto qualcosa di fortemente comunicativo e riconoscibile.

Jump From Paper, borse in stile cartoon

pubblicato da Cut-tv*e in: Accessori Abbigliamento Graphic Design

Jump From Paper

Disegnata dalle due designer di Taipei Chay Su e Rika Lin, la collezione di borse Jump From Paper è un vero tromp l’oeil: borse cartoon che, come se fossero state disegnate a mano, sembrano letteralmente uscire fuori per magia da una pagina di carta, dalla tavola di un fumetto.

All’apparenza bidimensionali, le Jump From Paper ingannano la percezione e possono in realtà contenere anche un portatile e sono declinate in diversi modelli, dalle borsette da braccio, alle cartelle a tracolla, dalle borse da viaggio a quelle da bowling, tutte caratterizzate da colori vivaci, ovviamente in chiave pop.

Jump From Paper
Jump From Paper Jump From Paper Jump From Paper Jump From Paper

Benetton: la campagna di Unhate passa anche per il video

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Comunicazione Aziende Abbigliamento Video


L’ultima campagna della Benetton, di cui vi abbiamo parlato ieri, nella sua versione filmica mantiene la sua celeberrima e tipica linea: distante dall’abbigliamento, che poi è ciò di cui si occupa United Colors Of Benetton, ma vicinissima all’attenzione del grande pubblico, inevitabilmente sollecitato dai media a interessarsene.

La parola chiave con cui questa volta la loro comunicazione approccia è Unhate, non-odio. Dopo aver già percorso le vie dell’eros, dell’amore, oltre alle più facilmente polemizzate vie scandalistiche, non restava che percorrere la florida strada di thanatos, la morte, la violenza, l’odio. Di certo però non si può promuovere questo sentimento, ma il suo contrario sì: ecco nascere quindi Unhate.

Fotografia ottima, tagli commoventi, immagini ricercate, ritmo serrato, musica incalzante, storie minime e toccanti. In meno di un minuto sono racchiusi i più forti sentimenti umani per rivendicare di fronte al mondo intero (tipica l’internazionalità di Benetton) la necessità, la bellezza di unhate, del non-odio.

Ancora una volta un capo Benetton indossato, è una bandiera che rivendica un valore.

I baffi e le orecchie delle infradito di Julia Back

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Young designer Abbigliamento Illustrazione

Julia Back design
Probabilmente in molti, se non tutti, conoscete threadless.com il sito con bellissime grafiche per T-shirt, felpe, canottiere e molto altro, che potete trovare direttamente nel vasto catalogo a disposizione e in continuo aggiornamento.

E se quanto è stato già pensato non vi soddisfa abbastanza, c’è inoltre la possibilità di inviare addirittura i propri design partecipando a dei concorsi che regolarmente vengono indetti, con premi in denaro e T-shirt, pacchi di T-shirt. La storia di threadless.com è un po’ il classico sogno americano che si realizza, come già vi raccontammo.

Tra le tante grafiche che possono colpire segnaliamo quelle di Julia Back, di 24 anni, che ha postato e venduto già diversi design. Nella fattispecie le sue grafiche sono andate a finire addirittura su delle infradito, cogliendone intelligentemente e creativamente la forma e le caratteristiche fibbie in plastica, ora viste come baffi, ora come orecchie.

Julia Back design
Julia Back designJulia Back designJulia Back designJulia Back design

Acne, la grande società svedese per (quasi) ogni tipo di design

pubblicato da Eugenio Pozzilli in: Comunicazione Aziende Abbigliamento Advertising

Collaboratori Acne
Acne è una società svedese che si occupa di design d’immagine; con sede a Stoccolma è nata nel 1996. Ha negozi in nove paesi, è riconosciuta a livello internazionale come collettivo creativo di moda, graphic design, produzione cinematografica e pubblicitaria, oltre che di prodotti, di business e sviluppo di progetti. La squadra raggiunge oltre 200 componenti.

Al proprio interno la Acne si divide in settori: Acne Advertising, Acne Art Department, Acne Production, Acne Jr, Acne Paper, Acne Fashion & Denim. Curiosando tra i siti essenziali ci si accorge di fronte a quale colosso ci si trovi.

Acne Advertising
, inzialmente nota coma Acne Creative, è il seme dal quale poi è cresciuta e si è espansa l’attività multi-disciplinare dell’azienda. Fondata nel 1996 nasce come agenzia di pubblicità e design. A metà del 2008 viene divisa in Acne Advertising e Acne Art Department, rispettivamente agenzia pubblicitaria e agenzia di design.

Acne Art Department crea per i marchi il loro modo di essere visualizzati e percepiti, curando la progettazione grafica e le immagini. Provvedono a un’ottimizzazione di comunicazione marca-consumatore. Loro obiettivo è la creazione di soluzioni che tengano conto della longevità e della qualità del messaggio. Curano il design e la direzione artistica di visual identities, packaging, riviste e libri.

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Com'è nato il logo di Malcolm Fontier: ce lo spiegano in un video

pubblicato da intweetion in: Accessori Abbigliamento Brand Design Graphic Design

Potete ribattezzare il video “Come realizzare un logo in trenta secondi”. Ce lo dice Gabrielle Kennedy, co-fondatrice della celebre e elegante linea di moda e lifestyle Malcom Fontier di Atlanta. Un video interessante, privo di fronzoli, che va dritto al punto e ci racconta con dovizia di particolari il processo creativo, dall’inizio alla fine. Guardatelo, poi tornate a leggere il resto.

Abbiamo scherzato un po’, così come - con una buona dose di ironia e intelligenza - hanno saputo scherzare coloro che l’hanno realizzato. Morale della favola? Dare importanza al marchio e non alle nostre velleitarie idee di comunicazione. Oltre al fatto che l’idea migliore spesso è quella più semplice, immediata. Poi certo, convincere la committenza è tutto un altro paio di maniche. O di rettangoli, se preferite.