
Manca poco meno di un mese ormai al Salone internazionale del Mobile di Milano. Tra l’enormità di proposte che iniziano ad essere presentate in anteprima e la mole di quello che potremo vedere girando tra gli stand, abbiamo scelto un’idea che unisce lifestyle, arredamento e innovazione nel concept di un articolo che è da sempre una delle più grandi sfide per gli arredatori.
“Build to Resi(s)t” è il gioco di parole con il celebre pay-off della Eastpack: una delle case più note al mondo per la produzione di zaini e abbigliamento. Togliendo la ’s’ dal claim, otteniamo il significato del prodotto che verrà presentato al Salone: due sedute, assemblate come uno zaino, costellate di zip e tasche per tenere ogni tipo di oggetto a portata di mano, ma protetto dalla indistruttibile tela che ha reso famoso il marchio.
Artefice dell’idea, lo staff di Quinze & Milan: produttori belgi di elementi di arredo che si cimentano da sempre con soluzioni creative per rinnovare la cultura visuale legata all’abitare. “Build to Resi(s)t” sarà disponibile nella versione “Club Sofa” e in quella “Primary Pouf”.

Ricordate l’orgoglio con cui da piccoli siete riusciti a rispondere per la prima volta alla domanda: “Che ore sono?”. Un rapido sguardo fiero al polso, qualche secondo per la lettura e poi, sicuri a snocciolare numeri e minuti. Con le lancette la questione era complicata: le cifre al quarzo invece furono una benedizione per tutti quelli che faticavano con i calcoli.
Niente in confronto a questo “Maze Of Time” del designer Andy Kurovets: un rompicapo cromatico come non se ne vedevano da tempo. Oltre l’apparente linearità del meccanismo (un colore per ogni dato: ore e minuti, decine e unità), si nasconde -è il caso di dirlo- il delirio organizzato. I numeri, infatti, compaiono contemporaneamente sul display. Bello l’effetto finale, un po’ meno decifrarlo.
All’opposto, la filosofia che caratterizza lo “Zero Watch” del designer e illustratore Robert Dabi. Via numeri, lancette, bottoni, elementi superflui. Due ‘dischi’ per segnare il tempo e una struttura di gomma e acciaio. Vari colori disponibili, design minimale: il grado zero -appunto- dell’orologio. Dopo il salto, un video di presentazione del render.
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Da qualche anno, Boisbuchet è uno dei luoghi caldi del nuovo design sperimentale. Questo grazie all’iniziativa di Alexander von Vegesack, di fatto il primo collezionista ufficiale di design al mondo, da tempo direttore del Vitra Design Museum.
Sua, infatti, l’idea di aprire le porte della propria residenza di campagna a workshop di una settimana con i migliori designer sulla piazza. Niente, però, che sappia vagamente di banchi di scuola: Boisbuchet, piuttosto, è un posto dove ci si sporca le mani, confermando una vocazione atelieristica fortemente marcata da un approccio “learning by doing”.
Per il 2010, il calendario propone una fitta serie di iniziative, che coprono campi eterogenei quali il design sostenibile, il design del vetro, della luce, etc… etc… Per chi non possa, o voglia, partecipare ad un bel workshop estivo, il consiglio è comunque quello di dare uno sguardo ai corsi in programma e ai docenti titolari. Un ottimo modo per aggiornarsi, tra le varie cose, sulle diverse nicchie del design di ricerca, sui nuovi percorsi professionali che si stanno delineando, e sull’inevitabile work in progress del who’s who della nuova progettazione.
Foto | Deidi Von Schaewen
Se l’edizione 2009 era stata firmata post-mortem da Stephen Sprouse, quella del 2010 conferma la tendenza alla consacrazione di grandi miti delle arti visive ormai passati a miglior vita.
Sono i ritratti di Robert Mapplethorpe, infatti, ad essere stati scelti per le copertine di Le Book NYC, la più importante delle guide who’s who nel mondo della creatività.
Tra le novità di quest’anno, anche un’applicazione I-Phone che prende il nome di Le Tag. La guida è in vendita al pubblico al prezzo di 250$.
Via | Coolhunting
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La seconda volta di Studio Job per Viktor&Rolf passa dall’amore del duo olandese per i bassorilievi, già reinterpretati in occasione delle Iconic Facades realizzate lo scorso anno per un nuovo complesso edilizio di Amsterdam.
Per l’ultima settimana della moda parigina, le quinte della passerella sono state decorate da una texture naif che articola ingranaggi industriali, nuvole e piloni della luce. Ispirazione dichiarata, Metropolis di Fritz Lang.
Imponente anche il colpo d’occhio con la modella Kristen McMenamy, che ha aperto la sfilata indossando un collo di volpe dalle proporzioni temerarie.
Più che di “Whoa Effect” sarebbe più giusto parlare di “Ooh Effect”. Varcare la soglia della Maison Moschino, infatti, sembra un po’ come entrare in un regno parallelo dove al clamore un po’ chiassoso per qualcosa di sensazionale prevale uno stupore compito e infantile di chi si ritrova catapultato dentro ad un mondo fantastico.
Non a caso, il nuovo fashion hotel creato dall’eccentrico brand italiano per il gruppo Hotel Philosophy è ispirato al mondo delle fiabe: ogni stanza, infatti, è un tributo alle favole più famose, da cui l’arredamento prende ispirazione innestando un ispirato coup d’oeil su un layout minimale. L’inaugurazione è prevista per il marzo 2010.
Via | At Casa
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A Rem Koolhaas piacciono i tacchi alti (feticista delle scarpe? interessante…). Eh sì, perchè nella nuova collezione di United Nude che l’architetto olandese ha cofirmato con lo shoe designer Galahad Clark non c’è tacco che non sia vertiginosamente alto.
Ma non solo: come già per le altre produzioni del marchio, fondato dai due nel 2003, la scarpa appare sospesa in un vuoto sospetto, quasi contravvenendo ai principi della statica. Il risultato? Non poteva che essere un presupposto di nuova architettura. Magari scomodo all’apparenza (ma chi le ha provate giura di no!), però formalmente ineccepibile, nella novità come nel tributo al passato, da Möbius agli Eames.
Via | Dezeen
La collezione Uinted Nude firmata Rem Koolhaas e Galahad Clark



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Tecnologia avanzatissima per le nuove divise, sponsorizzata da Puma, con cui gli Azzurri difenderanno il titolo di Campioni del Mondo ai prossimi Mondiali di calcio in Sudafrica.
Il design della maglia è stato realizzato utilizzando una speciale tecnica di 3d motion analysis denominata Power Cat, che cattura e quantifica il movimento di ogni giocatore assicurando la più confortevole aderenza e il minimo impiego di energia. Quanto all’estetica, poi, l’ispirazione dichiarata è quella delle corazze dei gladiatori, per enfatizzare la forza nelle braccia e nei pettorali (ma ce n’era bisogno?). I calzoncini, invece, sono ispirati alla box, da cui prendono in prestito l’alta fascia in vita.
Tecnologia Power Cat (qui in versione 1.10) anche per le scarpe, quelle sì molto importanti per assicurare al piede un perfetto controllo della palla. Le calzature presentano anche degli inserti “a branchie” in schiuma Springtech, che nell’impatto con il pallone non assorbono energia ma forniscono al contrario una maggiore potenza al tiro.
La nuova divisa azzurra ai Mondiali 2010
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Quelli di Mother, l’agenzia newyorkese che ha realizzato la nuova campagna per New Balance, storico marchio sportivo, si presenta così: “We do all kinds of stuff here: Advertising, Puppetry, Film, Experience, Strategy, Photography, Books, Sausage-making, Design and Rock n’ Roll”. L’attitudine che potete riscontrare in 365: your daily dose of Balance è perfettamente riassunta.
365 mini filmati, uno per ogni giorno dell’anno, ciascuno per ‘raccontare’ una diversa forma di ‘equilibrio’ (balance, appunto) abbinata a un modello di uno dei modelli di sneakers più famose al mondo. Niente soluzione di continuità, nessun tipo di pubblicità in senso stretto.
Tante idee, invece, spesso surreali, che giocano con il termine in questione, con oggetti costruiti ad hoc, sintetizzate in piccoli spot dalla creatività e dagli effetti fulminanti. Impossibile sceglierne uno. Guardateveli tutti e condivideteli con gli amici.

Il personaggio del Dottor Gregory House sarebbe stato un testimonial perfetto per questa folle ma affascinante mostra presentata in questi giorni a Bruxelles dal titolo “Let’s stick together” (intraducibile gioco di parole in cui la frase significa “Restiamo uniti”, ma ’stick’ è anche il bastone). L’intento è di restituire al bastone da passeggio il suo antico immaginario di status symbol, tradito nel tempo da il suo utilizzo più essenziale.
Come invece il celeberrimo dottore della serie televisiva, i designer di Het Labo insieme a quelli di Design Vlaaderen, vogliono proporre l’eleganza e la distinzione connaturate all’oggetto. Hanno invitato così 80 tra artisti e designer da tutto il mondo, per realizzare più di cento diverse versioni del bastone: da quelle tradizionali a quelle funzionali fino a quelle più concettuali.
Il risultato è un’esposizione affascinante e divertente. Quasi dadaista, nel suo stravolgere le convenzioni estetiche e d’uso. Il Dottor House probabilmente già si aggira per i corridoi della mostra. Dopo il salto, una gallery (via) con i modelli più particolari.
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